Zen-zero

mattinamareArrivo in spiaggia presto, prima di tutti gli altri e lo vedo. Non c’è ancora nessuno, nessun altro. Solo qualcuno col cane, ma è così lontano che non capisco se è un uomo o una donna. Invece lui è lì, fermo. È rivolto verso il mare, seduto per terra, la schiena dritta.
Mi fermo molto indietro, mi sembra quasi di disturbare avvicinandomi troppo. Le distanze giuste dipendono molto dall’ora e l’alba è l’ora della solitudine.
Faccio il mio stretching e cerco di non guardarlo di non pensarci. Ma mi colpisce quella figura. Fa fresco e ha il collo del golfino alzato. Forse sta meditando. Yoga? Dovrei vedere se ha le gambe intrecciate. Ma poi conosco troppo poco quella disciplina che se anche vedessi come ha intrecciato le gambe non saprei decifrare la posizione.
Forse è un qualche rito del risveglio, del sole. Forse è un maestro Zen. Forse. Che pensiero strano.
Intanto conto a mente i venti secondi del mio stretching e mi  sento piccolo. Come se quello che faccio io avesse perduto di colpo importanza. Continuo a pensare con uno strano rispetto a quanto deve essere interessante alzarsi presto, andare in riva al mare e meditare. Io invece mi alzo per correre. Mi immagino al suo posto. Un po’ mi viene da ridere, ma smetto subito. Mi affascina questo pensiero. Quanta ansia messa da parte. Quanto equilibrio. Quanta consapevolezza, forse. Di cosa poi non conta. Consapevolezza. Questo mi ispira quello sconosciuto in riva al mare.
Continuo il mio stretching quando vedo che si muove. Si alza. Non aveva le gambe intrecciate, era solo seduto. Prende il quotidiano che stava leggendo. Si alza e se ne va, accendendosi una sigaretta.
Come sono interessanti le vite degli altri, quando non le conosciamo.

16 comments

  1. ehi, anche qui un finto-maestro zen! ne ho letto un altro qui ieri: http://mimettoingioco.wordpress.com/2014/02/14/saggezza-a-fior-di-pelle/
    cheddire, in un certo senso lo sconociuto filosofo è davvero un maestro zen in quanto riesce a riscoprire l’essenza nel… quotidiano.
    : )))
    cheddire poi, bella la chiosa finale e ben comunicata l’atmosfera un po’ surreale della spiaggia all’alba (anche se ho sentito nessun odore e invece forse c’era)

  2. Molto carino questo post, ero quasi rapita dalla situazione, dai discorsi, sentivo il vento che mi gelava il sudore sulla pelle, attaccandomi la maglietta termica alla nuca…
    …e poi mi sono ricordata che tu sei quello delle lenticchie e del bonsai.

  3. Permettimi di andare oltre il senso della tua storia. Fare yoga e correre sono solo due modi diversi di raggiungere il stesso risultato. Non hai nulla da invidiare al presunto maestro zen.

  4. Anche io certe volte mi scoraggio confrontandomi con gli altri, per strada, in palestra, al supermercato. Vorrei avere la forza di tramutare il mio affievolirmi in voglia di fare e dare di piú.

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