Ma lui trema

alluminioPrima una breve telefonata. “Ciao. Quanti anni sono passati? Non possono essere così tanti. So che ti sei trasferito lì. Ci devo passare per lavoro. Dai che facciamo quattro chiacchiere, magari andiamo a cena assieme”.
Poi quando un appuntamento viene incastrato a martellate in due agende, finisce per prendere una forma strana.
Alla fine è diventato un caffè, in uno dei tanti bar che nella stagione giusta accolgono i turisti che si allontanano dalla stazione cominciando a cercare l’odore del sale.
Ma il nostro mare non ha acqua salata, ma è pieno di ricordi. Di anni passati a scuola insieme e di storie vecchie che, se fossimo così stupidi da raccontarle a qualcuno che non c’era, sembrerebbero insignificanti.
Ci squadriamo reciprocamente, senza badare troppo se si nota. Cerchiamo di valutare nell’altro come il tempo ha segnato il suo passaggio. Chili in più, capelli in meno, cose così.
Il tavolino di alluminio è stabile e pulito. Ci accomodiamo e lo noto quasi subito.
Lui trema. Si tiene le mani e non capisco se sia per nasconderlo o per cercare di controllarsi.
Ma lui trema.
Io fingo di non vedere, ma lui trema.
No, non può essere. Non tu, amico mio. Mentre parliamo di niente cerco di farmi strada tra quelle malattie coi nomi degli scienziati.
Parkinson, Alzheimer, chi era? Qual era quello più grave?
Vorrei scappare, vigliacco che sono. Vorrei avere le parole giuste.
Ma che cazzo gli dico a un vecchio amico che ha la mia età e che trema?
Siamo irrimediabilmente soli. Io con le mie parole che non ascolto e lui con il suo tremore. Comincio a coniugare la sua sorte alla prima persona singolare. E se fossi io? E se fosse toccato a me? E se toccasse a me?
Poi cerco di scappare in un comodo “Ma no forse è un’impressione, cosa ne so?”. Ma questo non convince neanche me.
Il nostro incontro dura poco, ma ben di più di quanto ci sia rimasto da dirci.
Riprendo il treno controllando il posto sulla prenotazione.
Mi metto le cuffie cercando una playlist che mi faccia dormire. Dormire e non pensare.
Ma lui trema.

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15 comments

  1. A volte succede di trovarsi in questi situazioni, non basta certo una playlist a distoglierci da ciò che accade alle persone alle quali siamo affezionati.
    La tua scrittura esprime così bene certi grovigli di emozioni…mi sono commossa, caro Simone. Un abbraccio a te.

  2. In un panorama di blog di grande successo, basati sull’aggressivita’ quando non su una malcelata esibizione erotica, brani come questo sono una speranza di sana normalita’, come una vecchio poltrona su cui riposarsi sperando che non si rompa mai.

  3. è strano quello che scrivi. delicato, profondo, ma strano. mi chiedo se questa spettro del tremore non sia davvero per grande parte associato alla sua chiara visibilità. mi capita di pormi quegli interrogativi che ti poni tu, allo stesso modo, quando percepisco qualcosa di non visibile, qualcosa che ha scavato dentro e che fa stare male tanto quanto; tanto quanto, ma non si vede (depressione, ad esempio, per dirla con una parola che non racchiude le centomila sfumature). quel qualcosa rimane nascosto, il tremore invece no, ha qualcosa di intrinsecamente precario, colpisce come una mutilazione, come una pelle scavata dalla psoriasi, come un fazzoletto su una calvizie coatta da chemioterapia.

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