Guarda che è solo un sogno

cusciniTu non lo sapevi, ma avevamo un appuntamento in quello spazio indefinito tra sonno e veglia.
Proprio in quello stato che inizia il momento in cui ci corichiamo e iniziamo a pensare, a visualizzare delle immagini, a costruire con la nostra fantasia storie immaginarie. Progetti, idee, situazioni. Ne abbiamo ancora il controllo, siamo svegli. Vigili.

Poi piano piano il nostro respiro si fa più lento. Le spalle si rassegnano a non dover portare il peso di una giornata e lasciano andare le braccia, che tanto sono appoggiate. Il nostro corpo cerca una posizione, un nido. E persino i muscoli attorno agli occhi e alla bocca si rilassano.
Piano piano il sonno arriva, ma non ci facciamo caso. I pensieri continuano a fluire, quelli guardiamo.
Non si capisce bene quando è stato, ma abbiamo cominciato a perdere il controllo di quelle sceneggiature. Che adesso vanno da sole e spesso ci sorprendono o ci spaventano. Comandano loro.
Ti ho incontrato lì, in quel nastro larghissimo e indefinibile che separa sonno e veglia.

Ma hai presente? Capisci di cosa sto parlando?
Ti ho vista vestita comoda ma vestita da giorno. Non era un pigiama. I piedi però erano nudi. Anche i miei.
C’era un letto grande e pieno di fogli. Fogli che avevano un senso. E c’erano sparsi quegli aggeggi di cui ci preoccupiamo tutto il giorno. I miei e i tuoi. Le batterie magari erano cariche ma in quel momento non ci servivano. Erano lì solo per darci sicurezza.
E parlavamo, parlavamo, parlavamo. Intanto che l’attenzione faceva la spola tra nuove trovate, coinvolgenti e irresistibili, e le chiacchiere che divagavano e ci portavano lontano. Indietro e avanti nel tempo. Solo che quel futuro blaterato somigliava a un progetto spesso coniugato alla prima persona plurale.

Ecco: poi…
(ma perché ridi? Sembro pazzo, vero… no dai ti racconto solo quella specie di sogno).
Poi, dicevo, è arrivato il sonno. Sia nel sogno sia i me che sognavo.

Ho avuto la sensazione di dormirti vicino. Un sonno, senza ansia, senza zone da esplorare col cuore in gola. Senza niente da raggiungere.
Era bello sentire che c’eri.
Perché non ridi più? È solo un sogno, non ho nessuna colpa, se non quella di avertelo raccontato.

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