Circolare

circolareDaniela aveva proprio il dono della sintesi. Scriveva in modo preciso, perfetto, appuntito. Proprio perché Daniela interpretava la sua vita in modo preciso, perfetto, appuntito.
Daniela è cresciuta nell’era di internet e dei social network. Così, quando sono nati i blog, le è sembrato naturale piantarne uno. E poi è stata brava a farlo crescere. Senza troppi concimi chimici, ma ricordandosi di dare acqua spesso e una bella luce diretta.
Quando poi si è diffuso twitter, Daniela è entrata e subito quella strana costruzione è diventata casa sua.
Daniela, infatti, non ha mai avuto ripensamenti da rampa delle scale. Quelli che ti fanno venir voglia di tornare indietro a dare le risposte giuste solo quando la discussione è chiusa a doppia mandata. No, Daniela è sempre stata veloce, pronta, reattiva.
E in questo mondo nuovo si è fatta notare velocemente. Rapidità, spirito, forse anche spregiudicatezza. Il tutto servito su un letto di cultura che non si vede ma si intuisce, lì sotto.
I suoi discepoli, che queste nuove religioni chiamano lettori o seguaci o follower, crescevano di giorno in giorno. Questo portava le sue parole a diffondersi sempre più velocemente. E portava la sua fama a crescere. E la sua credibilità a rafforzarsi. Ad avere una visibilità via via maggiore. E ad avere ancora più discepoli. In un efficace meccanismo circolare. Circolare.

Quello che era un gioco da fare nei ritagli di tempo, a un certo punto ha smesso di esserlo. Daniela è presente di giorno, è presente di notte, è presente. Parla di sciocchezze, magari, ma convince.
Qualcuno la nota, le propone di fare cose nuove. In radio, in TV, su riviste di bit e di cellulosa. Daniela partecipa, non si nasconde. Non lo ha mai fatto, neanche nel mondo vecchio.
Questa metamorfosi non ha un momento chiave, ma quella che era una  piacevole perdita di tempo si trasforma in occasioni, offerte, opportunità. Un lavoro. Un lavoro vero. Un lavoro di quelli che non puoi averli sognati, perché prima non esistevano.
Inizia questo lavoro e ci  si butta davvero. Col cuore e col corpo. Con quel tutto o niente che tanti lettori le invidiano. Una lavoro che l’assorbe molto. Viaggi, sere, weekend. I tempi della TV non sono quelli di un ufficio. Piano piano non trova più il tempo per twitter.
L’appagamento per questa nuova vita le regala un’esaltazione che la porta a sorridere di più. A rispondere in modo entusiasta anche ai “Come stai?” più distratti. Un’esaltazione piena e rotonda. Circolare.

Inevitabilmente la frequenza dei suoi interventi nei social network si dirada. Ormai li usa come una rubrica del telefono per salutare qualche amico, magari dal treno. Ma non è come prima. Il blog, e chi ha tempo per il blog?
Il lavoro così intenso la porta ad avere un eccesso di acido lattico esistenziale. Deve un po’ rallentare, lo sente. Si prende un po’ di tempo, qualche pausa.
Ma chi l’ha conosciuta nella fase di massima accelerazione nota questo rallentamento. I nuovi lavori vengono affidati ad altri. Non c’è calcolo, solo istinto. Le occasioni si presentano meno, tanto che Daniela cerca di capire, di razionalizzare almeno.
“Dopo questa pausa” – di dice – “ripartirò da dove mi sono fermata. Un passo indietro e due avanti”.
Riprende il blog in mano. Scrive cose belle ma sono pochi i lettori di un tempo. “Ma come, non è passato nemmeno un anno dall’ultimo post?”
Riprende twitter, i social network. Dice cose per lo più ignorate. I commenti che riceve le sembrano una risposta meccanica, di rito. Non sopporta più questo modo di comunicare. E si vede. È presente, ma il suo animo è diverso. E questo la porta ad un distacco progressivo, che lei stessa alimenta senza accorgersene. Una spirale di cui lei alimenta la spinta centripeta. Circolare.

Ormai non cerca gli amici e aprire il PC è una pena.
Non capisce dove, non capisce quando. Guarda quella bottiglia di whisky che è restata sul mobile della cucina. È lì da quando le feste finivano così. E lei ne era la regina.
Si versa un bicchiere, poi un altro. Cerca di piangere e non ci riesce.
Vuole ricominciare, vuole uscire da questa spirale. Cerca un brivido, uno spunto, un appiglio. Una scossa. Vuole.
Esce dalla porta finestra che dà sul terrazzo. Appoggia il bicchiere e si sporge. Cerca nelle vertigini, forse, quella scarica di adrenalina per ripartire. La volontà o l’alcol spostano il suo baricentro in modo pericoloso.
Quaranta minuti più tardi, sotto casa sua un lenzuolo esce dal bagagliaio di una pattuglia dei carabinieri per coprire quello spettacolo.
“Non c’è niente da vedere. Circolare!”
Circolare.

24 comments

  1. che poi, a pensarci bene, perché un poliziotto dovrebbe usare il verbo “circolare” per dire a passanti curiosi di andarsene a un luogo, se vuole evitare che tornino lì? dovrebbe dire “allontanarsi”, semmai.

  2. Mi dispiace per lei o per l’ipotesi di lei, ma il post non mi piace molto. E questa è veramente una gran cosa, perchè stavo venendo a noia a me stessa e anche alle persone che ho intorno con i miei apprezzamenti per i post di Simone, quello di @purtroppo:-)

      1. :-) L’ho scritta io. Il senso era che è una parola che ho letto molte volte, ma non avevo mai trovato un contesto giusto in cui usarla. Ora l’ho trovato

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