La maledizione del saggio di fine anno

Io posso sopportare i panettoni accatastati all’entrata del supermercato già prima della fine di ottobre. E posso sopportare di vedere i sorrisi soddisfatti di chi li prende in mano come una primizia dicendo con un sorriso iperglicemico “Guarda cara, è già Natale!”. Posso anche fingere di non vedere che chi pronuncia quella frase è ancora in t-shirt e infradito.
Posso chiudere un occhio sui regalini di Natale in ufficio. Anche se il giorno che nel bar sotto l’ufficio c’era il cartello Cioccolatini in saldo (per forza: stavano scadendo!) tutti hanno fatto incetta. E su ogni scrivania trovavi un gianduiotto agonizzante sul filo dell‘entro e non oltre che in confronto McGyver era uno che faceva la partenza intelligente.
Posso persino fingere di non vedere i Babbi Natale made in China appesi fuori dalle finestre, che con la crisi che c’è sembrano sgargianti topi d’appartamento sovrappeso.
Posso farmi andare bene gli amici che mandano  spiritosossimi SMS di auguri in stile-ciclostile, la stessa frase a tutti, in blocco. Perché hanno preso incautamente la Christamas Card e non sanno bene come sfruttarla.

Ma se c’è una cosa che proprio non sopporto di questo periodo, sono i saggi di fine anno a scuola. Che una volta, almeno, erano alla fine dell’anno scolastico. I primi di giugno ti toccava sorbirti quello spettacolino pietoso. Ma ti consolava il pensiero “Se poi non ci vado, tanto l’anno è finito, la maestra a settembre si sarà dimenticata chi c’era e chi non c’era…”. E con un po’ di destrezza si riusciva a saltare.
Ma adesso, secondo una estensione crudele del concetto di anno (e fine anno), vengono organizzati anche per la fine dell’anno solare.

Maestre che fino alla settimana prima si erano comportate come persone equilibrate, si ricordano delle velleità artistiche giovanili. Di quando sognavano di suonare, cantare e ballare in costumi luccicanti e attillatissimi. Di debuttare a Broadway, forse e di avere il nome sulla locandina, sotto la scritta CATS fatta di file di lampadine intermittenti.
Poi le cose sono andate diversamente. Il concorso pubblico invece del teatro, il precariato invece dei provini, i libri invece della sbarra. E questo andrebbe anche bene. Se non fosse che la parola “saggio di fine anno” risveglia questi sogni lasciati a fermentare in una scatola di scarpe, in cima a un armadio.
La infausta moda dei leggins, scelti rigorosamente di tonalità aggressivamente feline, contribuisce a fare riemergere tutta la mancanza di Cats (in senso buono, ovviamente).

Saggio di Natale!

I nostri figli vengono istruiti per settimane a recitare in rigoroso fuori sync poesie con rima baciata male. Vengono presi per interpretare Re Magi che arrivano prima del bambinello e non si capisce bene a fare cosa, visto che non c’erano le ecografie a quel tempo.
La musica è fastidiosamente troppo alta o fastidiosamente troppo bassa. Trovate voi la parola chiave.
Appena inizia lo spettacolo vengono sguainati una serie di dispositivi progettati per fare altro. Telefoni, tablet, citofoni, portachiavi. Tutto viene usato per fare foto. La cosa più odiosa è che tutti questi genitori esaltati alzano le braccia con un iPad come se fossero tanti piccoli Mosè che scendono dal Sinai brandendo le tavole della Legge. E a nessuno sembra importare del fatto che stanno riprendendo solo le mani degli altri genitori con altri tablet e altri telefonini.
Le nonne sono state ritirare dalla casa di riposo, vestite di fretta e portate al supplizio. Tanto sono sorde e non si accorgono se i nipotini stonano. In compenso, quelle risparmiate dalla cataratta, possono godersi lo spettacolo offerto dalla selva di arti superiori di novelli genitori che impalla la scena principale.

Se non siete lesti a trovare un posto defilato, vi capiterà di dover rispondere agli altri simpatici genitori. Quelli che sono lì come voi, ma che ci tenevano tanto a essere presenti.
Quelli che dicono “Come è bravo mio figlio, è quello lì. E il tuo qual è?”
(E io conto per non rispondere “Il mio è quello un po’ dietro, gli ho insegnato il valore della vergogna”)

O ancora: “Io il mio gli ho fatto fare i provini per fare la comparsa a Don Matteo 2, si vede vero?”
(“Non guardo gli sceneggiati in TV, ma io proverei per il cast del commissario Rex”)

O i superboni pieni di soldi “Gli ho pagato uno stage di improvvisazione allo Stabile, non capisco perché adesso è lì che piange!”
(“Non si preoccupi è il metodo Stanislavskij, si sta immedesimando in Pietro Maso”)

Le maestre più subdole hanno iniziato a cambiare nome ai saggi di fine anno, per depistare quelli come me. Le chiamano “Lezioni aperte” o “Open Lesson”. Non fatevi intenerire. Non è una lezione, non è aperta, non è facoltativa. E’ tutto maledettamente obbligatorio e coercitivo.

Alla fine, con un po’ di fortuna, cala il sipario. Chiudendo il palco e le vostre residue speranze di essere genitori di un artista.
Ma proprio quando vi illudete di poter dimenticare questo trauma suonano alla porta. E’ passata solo una settimana. E’ il solerte genitore del compagnuccio di classe sfigato del vostro erede. “Ho visto che sei arrivato in ritardo e ho pensato di farti una copia del DVD con la recita di Natale!”
“Grazie, buon Natale anche a te! (stronzo)”


Non per tirarmela troppo, ma il disegno originale è di Sabrina, sì quella di BuraBacio!
www.burabacio.it

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37 comments

  1. Allora non sono proprio un mostro. Oppure, se lo sono, sono in buona compagnia. Per me è ancora presto (alla materna non si fanno mica queste robe, vero?) ma solo l’idea di assistere a una pantomima del genere mi fa venire il magone. Almeno si magna, alla fine dei saggi? E si beve? Eh? In fondo un Asti Cinzano non si nega a nessuno, sotto Natale…

  2. Io alle elementari oltre alla recita facevo anche la processione di Natale (e no, non era una scuola di suore). Ci facevano anche fare i dolci, che venivano preparati circa dieci giorni prima dell’inizio delle vacanze, con il risultato che i bambini riportavano alle mamme delle buonissime torte cioccolato e muffa, decisamente originali. La creatività delle maestre genera mostri.

  3. Ma……. A Natale puoi…fare quello che non puoi fare mai….è Natale è Natale si può fare di piùùùùùùù per noi … a Natale puoi…
    Ecco: io l’ho ascoltata questa mattina alla scuola materna ma il panettone bauli non me l’hanno dato!

      1. per sedermi sono seduta…ad ascoltare per l’ennesima volta la poesia retro-stampata all’alberello decorato con i piccolini della Barilla indorati ed incollati a caldo…mmm potrei usarli per la cena…ok ok la faccio finita e comunque io adoro le recite natalizie davvero! :)

      1. Naaaa… Comunque oggi era il turno di fratellominore (5 anni), domani a quello di fratellomaggiore (9) ci sarà solo il babbo e mi dispiace assai. Sarei stata però molto più sobria!

  4. L. non ha mai voluto partecipare alle recite fino alla 4 elementare. La sua era una renitenza pacata e concentrata sicché nessuno ha mai insistito.
    Io quindi andavo x vedere la recita degli altri con lui seduto accanto me. Assicuro che fa tutto un altro effetto.
    Le maestre precarie con sogni di (vana)gloria però mi ricordano VINCENZO.

  5. (Tra le altre cose) Tengo uno corso di “avviamento alla lingua inglese” per i marmocchi di ultimo anno di materna e, puntualmente, le maestre mi chiedono (leggi: OBBLIGANO) ad inserire nel progetto una “LEZIONE APERTA AI GENITORI”.
    Che però, guarda caso, a differenza delle altre lezioni (quelle vere), si svolge dopo l’orario di chiusura, nell’atrio grande, con una marea di sedie nane per il parentame tutto.
    Sono dall’altro lato della storia, ok, ma da lì riesco a vedere ancora meglio l’agghiacciante spettacolo di cui sopra.
    Solidarietà per te!

  6. il 24 settembre (si, settembre) il marito è arrivato a casa tutto felice brandendo il primo panettone, che è stato consumato immediatamente.
    tieni conto che lui in quel supermercato ci lavora, quindi (come tutti quelli che lavorano nei supermercati) il natale lo odia profondamente. però il panettone è il panettone, si ama al di là del natale.

  7. ah, inoltre all’asilo di mia figlia la festa natalizia è solo ed esclusivamente per i bambini: giochi, regali e dolcetti senza ansie e senza genitori.
    sono una donna decisamente fortunata.

  8. Tu la fai facile. Dovresti fare il maestro e poi avere delle colleghe come le mie. Bravissime in tutto ma intransigenti sul fare questa cosa. L’unica via di fuga è la mesta accettazione.

  9. sei senza cuore. Io ho impostato il calendario di google, che ho chiamato “i figli so’ piezz’e (…)” per non perderne neanche una, tra scuola, corsi, amici, parenti e oratorio. E da questo Natale, recita in casa tra cugini e nonni.
    Mio cognato scrive il testo, mia sorella fa le riprese, io faccio la scenografa e mia madre la costumista.
    ora ti tolgo dai blog che seguo

  10. È tutto maledettamente esatto ma tra le frasi riportate dai genitori… Manca qualcosa. Manca un “bello de mamma tua” che generalmente esce dalla bocca di una mamma fuori sinc con il resto del Creato e dalle tonalità pressoché imbarazzanti mentre il figlio, vestito da Agnello in un angolo a sinistra del palco, cerca il senso del tutto.
    Ma anche quello rientra nella Open lesson o, come direbbe la mia saggia zia “Ope che?”

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