L’avevo dimentica quella figura di m

guidareEravamo un bellissimo gruppo di giovani laureati. Tutti con un destino chiarissimo, anche se forse non era ben chiaro come arrivarci.
Come prima cosa, la multinazionale che ci aveva assunto, ci ha mandato in un suo centro di istruzione per un corso residenziale di un mese. Tipo un soggiorno obbligato, ma senza capi d’accusa.
Eravamo belli, motivati, e  un po’ miopi, se penso a come percepivamo quel futuro e quella avvenenza.
Un corso dopo l’altro, mattina e pomeriggio. Capire l’organizzazione, i prodotti, i clienti.
E ci mettevano alla prova di continuio. Un po’ per allenarci, un po’ per conoscerci.
Discutevamo, preparavamo e presentavamo dei casi di studio. Un po’ all’americana.
Un giorno ci è stato chiesto di scrivere il nostro nome su un cartoncino segnaposto (di quelli da conferenza) e di presentarci in poche parole.
Io avevo scritto il mio nome proprio per benino (complice la noia di quel giro di presentazioni tutte uguali). Un po’ come quando si fanno i disegnini al telefono perché la morosa dice sempre le stesse cose. Non mi andava molto di cadere nello stesso solco di noia di chi mi aveva preceduto, allora ho detto qualcosa di originale. Mostrando il mio cartellino ho detto: “Io mi chiamo Simone e sono bravissimo a scrivere il mio nome”.
Questa battuta un po’ casuale si è rivelata efficace perché ho rotto il ghiaccio facendo ridere tutti e ha colpito gli esaminatori.
La sera poi siamo usciti dividendoci tra le poche macchine. Al ritorno da una tristissima birreria ci siamo trovati a ripercorrere le scene peggiori di quelle giornate.
Alessia esce con “Ah sì…e poi c’era quello sfigato che ha detto  Sono bravissimo a scrivere il mio nome. Ma chi cazzo era?”
Io dal sedile dietro di lei: “Veramente sono stato io”. Assaporando divertito il gusto cinico di metterla in crisi.
Lei imbarazzatissima. Tutti gli altri, in quella macchina, piegati dal ridere per quella colossale figura di merda. Io per primo.
Ad un certo punto Paolo, il guidatore ha dovuto inchiodare in mezzo a quella strada deserta, perché non riusciva più a ridere e guidare assieme.
Io e Alessia ci siamo sentiti di recente. Ci siamo ritrovati per caso, da zero, in questo nuovo mondo di scritti nella rete.
Me l’ha ricordata lei questa storia, rimettendo le lancette indietro di qualche anno e di tante risate.
E ho riso ancora. Sono ancora bravo a scrivere il mio nome. E a ridere di me.

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9 comments

  1. Capitò una cosa simile molti anni fa. In macchina si rideva di un tizio il cui cognome faceva rima con diverso. Era talmente bizzarro lui che l’accostamento con diverso era esilarante. Per tutti tranne una ragazza che non sapevamo essere la sua morosa

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