Baby Box: cosa ci metteresti?

scatolafinlandeseOggi il corriere raccontava una bella storia tutta finlandese.
A tutti i nuovi nati spetta uno scatolone di cartone con una serie di oggetti utili per il neonato. Vestitini, accessori, copertine. E soprattutto la scatola di cartone di qualità che la maggior parte delle famiglie usa come culla. Non si parla di famiglie che non hanno la possibilità di comprare una culla vera, ma di un regalo dello stato che è diventato un bellissimo rito di passaggio e di legame con le nuove famiglie.
Accetto il gioco che ha lanciato Enrica nel suo blog e lo propongo a voi. Cosa ci metterei in quella scatola (o di fianco) per aiutare mio figlio a crescere come vorrei?
E’ un gioco e lo propongo a tutti voi, genitori e non genitori. E’ un bel modo di riflettere su quello che riteniamo divertente e importante.
Io di bimbi ne ho tre: Chiara, Luca e Federico. Non ho fatto tre scatoloni, ma una lista che poi potranno dividersi nei soliti modi cruenti.
Ecco la lista, così, come mi viene in mente:

  • Una scatola di pastelli a cera perché ok photoshop, ma sporcarsi un po’ le mani è diverso.
  • Un adesivo “Yes we can” per ricordarci di quando ci abbiamo creduto.
  • Una bandiera della pace e una dell’Italia, da sventolare assieme a un sorriso.
  • Un cd dove ho registrato, proprio stanotte, la fiaba dei tre pesciolini nel grande fiume, che abbiamo inventato assieme, notte dopo notte. Quella fiaba che ti piaceva tanto da bambino. Perché magari un giorno ce la saremo dimenticata o perché un giorno non potrò ripetertela.
  • Una copertina di quando il papà era piccolo e non importa se è un po’ ingiallita.
  • Un dizionario inglese-cinese perché ormai è tardi per tradurre tutto in italiano, bisogna uscire
  • Un elenco dei libri che in qualche modo mi hanno cambiato. (Poi sta a te decidere se cercarli di carta, in formato elettronico o dimenticarla e farti la tua di lista). Di certo con le lezioni americane di Calvino, le favole al telefono di Rodari, la boutique del mistero di Buzzati e le formiche di Gino e Michele.
  • Il cubo di Rubik provaci almeno tu che io mi sono rotto i maroni.
  • Una cartina Compass, di montagna. Per andarci a camminare con gli amici, partendo il sabato mattina presto e mangiare in cima un pezzo di formaggio che avevi avvolto in un tovagliolo di tela (accessorio non incluso).
  • Qualche dvd come Train de vie, Radiofreccia, Impiegati, Harry ti presento Sally, Guerre stellari, Non ci resta che piangere, Marrakesh Express, Frankenstein Junior, poi basta dai, che non c’è più posto.
  • La foto di Abebe Bikila che corre scalzo non importa quanto tempo ha. E il mio pettorale della prima maratona. Non importa con quale tempo.
  • Un 45 giri dei beatles anche se non saprei proprio dove procurarmelo.
    Un bicchierone di vetro trasparente, come augurio di trovare sempre acqua pulita
  • Il supertele, non il supersantos che è da ricchi, proprio il supertele
  • Il disegno di un aquilone da montare, non di quelli perfetti di adesso. Uno che devi fare da solo per imparare la speranza di trovare anche il vento.
  • Una piuma. Che non serve a niente, ma una carezza per quando ne avrai bisogno non sapevo come incartarla.
  • Il mio numero di telefono e quello di tua mamma, anche se ce li hai, anche se non li userai così spesso come vorremmo.
  • Un paio di forbicine, per fare un buco nel cartone e poter guardare sempre fuori.

E tu: cosa ci metteresti di tuo nella scatola di tuo figlio?

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46 comments

  1. simo, quanta belleza in questa scatola. la cosa più grande che ho trovato dentro è quella tua, immancabile, capacità di mescolare ironia, profondità e il calore delle esperienze vissute intensamente.
    (beh, beh, peccato tu non ci abbia messo anche la chitarra, eh. quella ti ce la infilo di straforo io, dai, che la mia scatola mi sa che non ho la pazienza di scriverla in un post, faccio prima a disperdere oggetti in quelle degli altri ;))

  2. cosa mettere nella scatola?non avendo bimbi miei, ma convivendo gran parte del tempo con circa 24 creature urlanti, donerei loro del tempo libero, del tempo per sentirsi liberi di sperimentare creare disegnare usare mani per tagliare e attaccare e poi per cantare ballare senza critiche e senza giudizi, del tempo per stare assieme nei giochi di fantasia dove facciamo finta che io sia…del tempo dove non ci si senta soli e poco ascoltati, del tempo dove affetto e saper circoscrivere i no e i sì diventi la vita piu bella da ricordare quando saranno grandi e mi penseranno

  3. Io non so cosa ci metterei però mi hai dato una bella idea per un’attività da fare con i miei alunni.
    Più di tutto ci metterei la voglia di conoscere sempre un po ‘ meglio e un po’ di più.

  4. Io ho 35 anni ma non sono ancora mamma…in compenso mi sono cresciuta 3 fratelli, gli ultimi (2 gemelli) hanno solo 4 anni e quindi mi sento molto chiamata in causa! E poi è una cosa divertentissima e che fà riflettere, cosa che purtroppo pochi hanno l’abitudine di fare se non indotti. COMPLIMENTI! A risentirci con la lista!

    1. Ok, ora faccio una cosa che forse non era preventivata dagli iniziatori della catena. La scrivo nei commenti perché sono troppo pigra per fare la blogger.
      Siccome mi avete fatto venir voglia di scatole e che io sono scapola e senza marmocchi cui lasciare alcunché, faccio una scatola per quei due vecchiacci che nel lontano ’85 hanno avuto il ghiribizzo di farmi nascere a Febbraio sull’Amiata durante la nevicata più incredibile dall’era glaciale in poi e che, non contenti, hanno replicato l’impresa (non più al monte ma al piano) nell’87 e nel ’90.
      Quindi nella scatola ci metterei:

      la copertina azzurra che abbiamo usato tutti e 3 in 100.000 modi diversi fatta a mano dalla chioccia (mamma) e che ancora esiste, nonostante sia stata usata: come copertina (ovviamente), come lenzuolo da fantasma, come bandiera dei pirati e bandierina da trappare, come catapulta lancia palloni etc.

      I vestiti e le scarpe che ci passavamo l’un l’altro, rigorosamente unisex; quindi per gli sconosciuti, di solito, io ero il maschietto e Guido e Pier le femminucce .

      Le forbici da capelli grazie alle quali sfoggiavamo tutti e 3 il caschetto di Fantaghirò finché non decisi che era meglio lasciar crescere i capelli “Così voglio vedere chi oserà ancora darmi del maschio!”

      Tutti i libri che ci leggevano prima di andare a letto ché la televisione era una palla tranne che a Natale che davano Robin Hood o a Pasqua che davano Alice o la Spada nella Roccia. Nello specifico, alla chioccia darei Il richiamo della foresta e zanna bianca ché ci ha fatto appassionare agli animali come sono realmente e non nella versione edulcorata degli adoratori di “MadreNatura” mentre al babbo lascerei Gian Burrasca, Tom Sawier e Hucklebarry Finn perché è sempre stato un bambino troppo ubbidiente e la compagnia di quelle carogne gli farebbe gran bene.

      Un cartone della pizza e l’aranciata ché i sabati d’estate si stava spiaggiati a San Biagio o al lago a sbafarcela nel tramonto.

      La pista di pattinaggio di Follonica.

      La griglia di Pietraporciana e l’odore della brace ché se ogni occasione è buona per organizzare cene o pranzi da 30 persone in su è merito loro che ci hanno insegnato a mangiare con le mani e in compagnia.

      I documentari di Quark con la voce di Claudio Capone, appuntamento fisso e imprescindibile.

      I dischi di Puccini e Verdi della domenica mattina, perché la “stroncatimpani” adesso mi piace tanto ma son la sola dei 3.

      Il computer portatile in bianco e nero del peso di 4 tonnellate con installato MS-Dos per i giochini (Pacman!!!) e Windows 3.1 per le cose “serie” che ha reso quasi un hacker il “piccolo” PierSatana che ci smanettava, meglio di noi già a 3 anni.

      Le biciclette. Tutte. Perché i ginocchi a pois sono un bel ricordo quando smettono di fare male e le croste da che mondo è mondo sono divertenti.

      I semi di girasole e di grano che mangiavamo peggio delle galline ogni estate durante la trebbiatura.

      I fogli, i pennarelli, i pastelli e le matite che consumavamo a quintali disegnando storie e poi raccontandole a loro.

      Le Lego del Natale e dei compleanni che alla fine riempivano una scatola enorme con cui costruiamo paesaggi per le storie che poi PierSatana collaudava a modo suo.

      Il Topolino della domenica mattina che era uno per 3 e finiva sempre in rissa.

      Gli aneddoti sui personaggi del paese e i loro detti mirabili che son meglio della Mitologia Greca.

      E forse unvece di una scatola mi servirebbe un container. :D

  5. Pingback: X-BOX | ToMeTooYou

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