La leggerezza della libellula

libellulaEra una mattina di fine agosto, una delle ultime calde, quando alla portineria della facoltà di fisica un usciere in divisa blu si sporse di due passi dalla guardiola per indicare col dito la strada a Nicola.
Nicola si sentiva sicuro, capace, preparato. Lo si vedeva subito, aveva gli occhi freschi.
Seguendo il percorso disegnato nell’aria dal dito del custode, trovò quasi subito l’aula con il cartello “Test di ammissione facoltà di FISICA”. Prese posto, si tolse le due penne a sfera dalla tasca, si sgranchì il collo e si sedette. Aspettando.
Svolse con grande tranquillità la prima parte a risposte multiple. Cultura generale, matematica, fisica, logica.
L’ultimo quesito chiedeva come mai “…la libellula che si appoggia sullo stagno non affonda”.
Rispose in modo preciso e sintetico, accennando alla legge fisica per cui la forza esercitata dalla tensione superficiale era sufficiente a sostenere il peso dell’insetto.
Rigore, padronanza, semplicità. Questo pensò il professor Caldini, a cui capitò di correggere il test.
La carriera di studente fu veloce e piena di soddisfazioni. Cominciò a discutere coi professori che riconobbero in lui un futuro fisico davvero promettente.
Iniziò a lavorare a studio al di fuori dal curriculum di studi. Pendendo spunto da idee balenate a lezione e che secondo Nicola meritavano  di essere approfondite. Le riviste del settore lo pubblicarono con crescente attenzione. Finirono presto a cercarlo a proporgli collaborazioni.
Quando si laureò a pieni voti, i professori lo trattavano già come un loro pari.

E’ oggi quel giorno. E Nicola si alza senza ansia, si prepara. I suoi genitori sono arrivati da lontano e hanno dormito da lui. Nicola ha la casella della posta piena di proposte. Univerità, centri di ricerca, aziende e fondazioni private.
Dopo la laurea affrontano il brindisi di rito, con professori, qualche amico e i genitori.
Il settantenne professor Caldini, indicato da più di venti anni tra i probabili futuri premi Nobel, lo ha seguito dall’inizio della sua carriera di studi. Adesso, salutati i genitori e riappoggiati i calici sul bancone del bar universitario, gli chiede di fare due passi.

Camminano parlando, lasciando scegliere il percorso ai loro piedi. Si inoltrano nel giardino in stile giapponese dell’ateneo. La stradina di ghiaia bianca, il prato curato, il ponticello di legno scuro, il corso d’acqua quasi ferma che si apre sullo stagno coperto per buona parte da ninfee.
“Caro il mio dottore, adesso c’è l’esame più difficile”
Nicola si volta, aspettandosi una frase scontata sulla vita.
“Devi fare come la libellula”
“Come la libellula?”– chiede sospendendo l’incredulità in un sorriso  – “Il mio peso non mi tiene, la tensione superficiale, l’attrazione di gravità, massa, peso specifico corpo umano…” Pensa che sia un gioco e risponde quasi meccanicamente.
Il professore invece non sente le obiezioni e continua: “Adesso devi superare l’esame più difficile. Riuscire a non darti troppo peso, a concederti leggerezza. Solo così sarai un uomo completo. E un fisico, può anche vincere tre premi Nobel, ma se oltre a essere intitivo e intelligente non ha il coraggio di vivere, non sarebbe niente. Nicola: lei deve trovare la sua leggerezza e imparare a essere un uomo completo. Non importano massa, peso, tensione superficiale.  Fuori dal laboratorio non importano le formule. Adesso lei deve imparare a farsi libellula: leggera e irrazionale. Deve fidarsi del prossimo passo. Senza ponderare l’appoggio, il peso e tutto quanto ha in mente ora. Un fisico non è niente se prima non è un uomo completo”
Nicola sorride, non ha capito. Preferisce pensare che il vecchio professor Caldini abbia bevuto un bicchiere di spumante di troppo.
Si salutano con cortesia e Nicola se ne va, perplesso.
Incanalato nel suo destino fisico di successo, di probabile Premio Nobel e di uomo incompleto.

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10 comments

  1. Niente, é che più lo leggo più mi piace. E che mi vorrei fare libellula, fidarmi del prossimo passo. Imperfetta, magari, ma più completa. Ma come ti escono certe cose Simone, vai a saperlo… Lampi di saggezza? Grazie, lo conservo per i momenti blues.

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