Maternity Blues (ovvero il blues della maternita’)

C’era una mamma, una madre madrona,
la mano a saetta, la voce che tuona.
Più che un bambino voleva un soldato
Ma poi crebbe un hippie tutto arruffato.

C’era una mamma, un po’ mamma e un po’ chioccia,
di libertà ne lasciava una goccia,
le nacque una bimba paracadutista
adesso è una stuntman professionista.

hippie
C’era una mamma vegana e pittrice,
viveva di tofu col figlio, felice.
“quanti bei posti dipingerai?”
Ma invece il suo Adolfo guidò il Terzo Reich.

Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.

C’era una mamma, femminista di razza,
mutande bruciate e tette giù in piazza,
ma ebbe una figlia, un clone di barbie
che va da Intimissimi e spende i miliardi.
gallina
C’era una mamma ingessata e ingegnera
sinapsi a quadretti, compita ed austera,
ma il figlio non legge ogni giorno i listini
compila gli oroscopi, descrive destini.

C’era una mamma Bocca di Rosa,
si dice puttana, io dico sciantosa,
il figlio giurò per la castità,
un frate trappista, in povertà.

C’era una mamma, una santa, una suora,
conosce l’amore, ma il piacere lo ignora,
crebbe un bambino, un chierichetto,
fa il pornoattore, un artista del letto.

Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.

Filastrocca della mamma imperfetta.
la mamma perfetta un figlio lo accetta.

 

_______________________

scritto con Enrica Tesio di tiasmo.wordpress.com/

con i disegni bellissimissimi di Sabrina www.burabacio.it

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15 comments

  1. Bella! Guardare un bambino, davvero lui, non la riprova delle tue teorie incarnata in lui, è una delle cose più difficili al mondo. Più facile trasformare i figli in progetti.

    1. Rideafa: lascia stare le tue riflessioni scure.
      Né io né Enrica abbiamo pensato al senso cruento di accettare un figlio. E’ già un’impresa difficile accettare che non sia una nostra emanazione.
      (l’ascia, scure, accetta<— apprezzalo)

      1. ùh.

        io però pensavo a un’altra cosa, nel senso che pensavo all’umana e bellissima imperfezione di un genitore.

        e di contro, l’innaturale pretesa di essere perfetti, come madri e come padri. ma anche come figli (e qui ne so qualcosa).

        sicchè, forse quasi in modo parossistico ed estremo, era per dire che la perfezione accetta, non proprio nel senso di fare in mille pezzettini. ma nel senso di soffocare. castrare. disperdere in incerti dove pezzetti di io.

        almeno, io credo, che l’accettazione non sia solo di un genitore verso un figlio, ma anche di un figlio verso l’umanità che c’è dietro la figura genitoriale.
        che non è perfetta.

        e anzi, l’idea di perfezione da un lato e dall’altra porta a derive accettanti. nel senso scuro.

        tutto qui.

        mi spiace, aver frainteso.

  2. E’ davvero carina, questa poesiola. Il contenuto, invece, è un tripudio di luoghi comuni sul rapporto genitori e figli. Essendomi volentieri privata dell’esperienza di tirar su uno o più deficienti per ritrovarmi a parlarne su uno stupido blog, come innumerevoli squilibrate che circolano in rete, mi astengo dal fare ulteriori considerazioni in merito.

    1. Come fa ad essere carina la poesiola e non il suo contenuto? Forse è carina solo la sua idea incorporea? mah. Comunque sarà perchè sono una squilibrata impegnata nell’impresa di tirar su deficienti… In fondo in questo mare di supidità in cui fluttiamo non ci vedo niente di male. A me è piaciuta tanto. Così tanto che mo’ me la stampo e me l’attacco davanti alla scrivania, va!

      1. Spesso il vestito è decisamente meglio di chi lo porta. E non c’era bisogno di spiegarlo. Tranne che nel suo caso, a quanto pare.

  3. Questa filastrocca è veramente meravigliosa e l’ho scelta per festeggiare la Festa della Mamma nel reparto di oncologia di un ospedale torinese.
    Perché se non tutte siamo mamme, tutti quanti siamo figli…

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