Gli scarafaggi e la violenza sulle donne

violenzasulledonneOggi 25 novembre è la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Io in questo blog di solito racconto quello che mi viene in mente. Storie che ho vissuto. Storie che ho immaginato di vivere. Sensazioni attorno alle quali costruisco una impalcatura di parole. O magari sciocchezze che ho voglia di raccontare a un amico.
Ma questa volta non ho una esperienza da raccontare. Non una esperienza diretta. Non so bene quale Cielo ringraziare, ma in casa mia non ho mai visto niente di simile. Certo: i litigi che ci sono in tutte le coppie. Ma la violenza è stato sempre un tabù. E così deve essere.
Forse, pensandoci bene, devo fare l’eccezione per un lontano parente che ogni tanto veniva alle mani con sua moglie. Qualche volta, si dice, facendole un male evidente. La differenza di forza fisica lo portava a farle male. Anche se ormai è morto, non ho nessuna remora a dire che lui è stato uno stronzo. Non c’è assoluzione, non c’è perdono per chi rende il mondo uno schifo. Per chi ci riporta indietro di secoli. E quando mi ricordo di lui, di chi è stao, di quello che ci siamo detti non posso non pensare al fatto che fosse uno che picchiava sua moglie. Non importa se una volta ogni venti anni o una volta ogni venti giorni. Era uno che picchiava sua moglie.
Prima di scrivere questo pezzo, mi hanno sconsigliato di farlo. Con delle ragioni molto fondate. La violenza sulle donne è un tema insidioso. Appena esci dal tracciato di quello che si dice sempre, rischi di sollevare un polverone.
Ma appena dici quello che dicono tutti non fai altro che aggiungere discorsi che si replicano banalmente all’infinito. Senza cambiare mai niente.
Invece no.
Ha senso parlarne. Non tanto parlare oggi per onorare una ricorrenza artificiale. Parlarne da oggi.
La violenza nasce spesso in casa. Non è un episodio. E’ cultura di sopraffazione. E’ tradizione fatta di omertà domestica e di silenzi. Dobbiamo parlarne. Dobbiamo avere il coraggio di dire basta.
Gli scarafaggi stanno al sicuro nascosti sotto i sassi. Ma se alzi la pietra scappano. Cercano un’altro posto dove nascondersi, si sentono nudi. Ma se troviamo il modo di scoperchiare tutti i sassi, tutti assieme, non hanno più posto dove nascondersi.
Lo facciamo?

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15 comments

  1. Io l’ho fatto (lo faccio sempre, in realtà).
    Hai ragione a dire che è un argomento insidioso, pure io, una volta pubblicato il post, ho detto “boh, l’ennesima banalità”. E invece no, hai ragione, bisogna parlarne.

  2. Ha sempre senso far sentire la propria voce in questi casi.
    Come cita il poster “La violenza sulle donne non è mai un fatto privato”.
    Denunciare i casi di cui si è a conoscenza è un dovere.
    E chiudere gli occhi solo perchè non ci riguarda da vicino è un gesto abominevole.

  3. Sai cos’è? E’ quel senso di colpa che ti si infila sottopelle quando vivi episodi di violenza che deve essere combattuto. Che io non lo so come si fa, ma fino a che (in un angolino interno), ti convinci che sotto sotto avevi anche tu delle colpe il rapporto di forza non si sovvertirà mai.
    Ecco, l’ho detto. Spero che non si crei una bagarre sul tuo blog. Nel caso facciamo la zuffa sul mio.

  4. Parlarne si deve, sempre. Ma parlarne serve solo se non ci si limita a appiccicare etichette di vittime e carnefice, perché sentirsi vittime è negativo e gli unici che ne godono sono i carnefici. Parlarne serve se si indebolisce l’idea di onnipotenza degli uni dando forza alle altre. La forza e il sostegno pet ribellarsi

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