Da come scrivi

scriverePenso che le persone si possano conoscere (un po’) dalle cose che scrivono. Soprattutto se non sono autobiografiche. Dalla scelta delle parole: chi usa le parole che ti direbbe guardandoti negli occhi, chi le sceglie complicate come una circolare delle Ferrovie. Dalla cura nel delineare sfumature, dalla lunghezza dei periodi.
Da quante volte dice io, piuttosto che noi. Dal numero di parentesi e di incisi e di premesse.
Conto gli a capo.
Conto la punteggiatura mancante. Immagino i libri che, uno che scrive proprio così, può aver amato.
Riesco a immaginare con presuntuosa precisione chi sa ancora tenere una penna in mano e chi ormai solo una tastiera.
Schernisco, distinguo, ghettizzo chi butta gli apostrofi e gli accenti come un seminatore pigro. Lanciamone un po’ lì, poi magari attecchiranno.
Odio in modo inconfessabile chi cerca di nascondere l’aridità dei contenuti dietro a barricate di parole complesse. Costruendo palizzate di termini tecnici, erigendo casematte di gerundi acuminati.

Mi rendo conto, di fronte a questi ragionamenti superficiali, di quanto sia in torto. Io, io per primo.
Io che non rileggo, io che suppongo di essere capito sempre. E quando non accade non è mai colpa mia. E che poi sulle cose lunghe non mi ci metto neanche. Io che dico troppe volte io.

Io che… ma sì è lo stesso.

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15 comments

  1. Credo si possa dire che siamo come scriviamo. Punteggiatura inclusa.
    Siamo anche come suoniamo al citofono e come camminiamo.
    Tutto quello che facciamo è una particolare sfumatura di ciò che siamo.
    Almeno spero. Ci terrei.

  2. Io ribadisco l’assenza di autobiografia in ciò che scrivo eppure, lo ammetto, ritrovo in frasi e parole quel che ho letto, ascoltato e detto.
    Si parla, proprio qualche giorno fa, di questa cosa qui, comunque. Proprio sul blog, proprio con un blogger.

  3. Sono peggiorata tanto nello scrivere; ora mi intorcino tutta senza riuscire ad arrivare al dunque, a quello che veramente vorrei trasmettere, puro e semplice.
    E’ la consapevolezza di scrivere per qualcuno che leggerà che mi ha cambiato.
    Era meglio prima.

  4. non trovo siano “ragionamenti superficiali” (a meno che tu non l’abbia scritto solo per falsa modestia, nel qual caso sì, lo sono :-P). è provare a dare un nome (anche) alla sintonia che si può creare tra individui anche solo per tramite della scrittura. se penso ad esempio al mondo blogger, solo per contenuti seguirei molte più persone, ed invece mi limito a quella lunghezza di frasi, quell’uso di incisi, parentesi, sospensioni, etc etc etc che entra nelle mie corde.

  5. Oh! Non sempre scrivere ha una valenza luminosa o positiva. Talvolta esprime codardia, incoerenza, boria, desiderio represso di una vita diversa, evasione, narcisismo e perfino menzogna. Soprattutto con se stessi.”Uno se le canta e se le suona” e di solito il foglio non ti sputa in faccia.

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