Incapace di ricevere regali

revisioneFossi, che ne so… un Lucarelli qualsiasi, mi spiegherei questo slancio. Certo: sarei uno scrittore affermato, uno di quelli che hanno pubblicato tanto. Hanno acceso notti di lettori e intessuto trame e fantasie. Allora sì che me lo spiegherei.
Ma anche se fossi in una situazione differente. Per esempio se fossi uno che si mette a scrivere, ma era famoso da prima. Con una simpatia naturale che gli ha permesso di farsi un nome. Un Fabio Volo, per dire un nome a caso. Allora me lo spiegherei con il fascino sornione. Piaccio, allora porto a slanci di questo tipo.
Persino se fossi un professorone che scrive libri noiosi e pedanti, me ne farei una ragione. Non sarebbe l’opera, non sarebbe la persona, ma sarebbe il prestigio che deriva dalla posizione.
Se fossi uno sconosciuto, non per forza simpatico, per nulla influente, però con il vanto di avere scritto qualcosina di apprezzato e nuovo, allora andrei a cercarle lì le ragioni. Mi ha letto e butta il suo tempo per dare il suo contributo al mio progetto: vuole esserci, vuole essere un mattone di questa costruzione, vuole partecipare.

Invece no.
Non sono uno scrittore affermato, non sono un personaggio noto, non sono un professorone, non sono l’ideologo di un movimento.
Eppure con garbo e timidezza mi ha contattato una lettrice del mio blog. E dopo qualche scambio è finita che lei, da una terra lontanissima, legge i miei racconti vecchi e si è impegnata a darmi un parere.
La mia idea (e questa è la prima volta che ne parlo qui) è di uscire con un libro, magari un ebook. Nella mia testa sarei soddisfatto di riuscire a raccogliere qualche soldino per beneficenza. Non ho prospettive di vendita tali da potermi permettere di pagare i miei revisori e consiglieri.
“…quindi Francesca” – le ho detto – “sarei davvero contento se tu volessi leggere e commentare. Ma anche se il tuo è un lavoro e i lavori vanno pagati, io non potrò darti niente.”
Ma lei niente. Continua a leggere i miei pezzi. Notte dopo notte legge, appunta, suggerisce. Come se fossero racconti di Buzzati o Calvino. Con la stessa ammirata passione. La immagino da quella sua Scozia con il portatile acceso davanti. Ma è come se avesse fogli e penna rossa. Magari una tisana calda di fianco. Aggiungerei addirittura un plaid sulle gambe, ma mi accorgo che questo sarebbe troppo. Persino per me.
E mi immagino il percorso che le mie parole magicamente si trovano a vivere. Scritte da me, vanno in un canestro, sono lette. Creano pensieri, ricordi, collegamenti. Magari persino emozioni o piccoli sogni che distraggono. E si condensano in appunti.
Questo è troppo corto. Questo è bello ma mi lascia triste. Questo è bellissimo: devi includerlo per forza nella selezione. Questo no, dai. Questi dovresti legarli.
E se da una parte questa lusinga mi fa sentire capace, dall’altra sento di avere una gratitudine pesante da sopportare. Perché ero preparato a fare qualcosa per gli altri, ma ricevere i regali è una cosa che non ho mai imparato.
Vorrei solo reagire da questo stato di imbarazzo. Trovare il modo di scrollarmi di dosso questo senso di debito. Magari trovando a mia volta uno scemo a caso a cui fare un regalo inatteso.

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33 comments

  1. Semplicemente mi piace come scrivi in modo diretto e non necessariamente eccessivo come la tendenza a volte ahimè richiede. Ciao

  2. guarda, mi è capitata una cosa analoga pochi giorni fa. con la stessa delicatezza mi ha contattato un lettore del blog e mi ha proposto un piccolo progetto editoriale. potrei orimi come scemo a caso ma il versamento sull’IBAN l’ha già prenotato giulia tre commenti fa, acci. non ho nemmeno consigli particolarmente sofisticati… prendila così, non porti troppe domande, non dimenticare che se ha diritto di scrivere dan brown, quasi sette miliardi di persone avrebbero più diritto di quell’incapace fedifrago. noi siamo fra quelle, quantomeno perché ci divertiamo.

    1. a me non mi contatta nessuno però, mica per un progetto di cose editoriali sapete, un salutino dai però, quello sì. cavolo. è perchè ho il culo grosso vero?

  3. io penso che se sei speciale per qualcuno che non ti deve niente e a cui non devi niente, voglio dire, se sei speciale per qualcuno che non è tipo la tua mamma, allora significa che sei speciale davvero o quanto meno, hai fatto qualcosa di speciale..insomma..è una cosa bella!

  4. Beh che scrivi bene lo si sapeva, sicuramente non avevi un futuro come “distillatore” o “aromatizzatore” di grappe. Quindi, se mai, dovessi pubblicare un libro o un ebook o altro sarò tra i primi ad acquistarlo (poi mi fai anche la dedica soprattutto sull’ebook)

  5. tu scrivi, però non fidarti troppo e solo di chi ti legge e corregge, fidati più di tutto di te. (poi, sulla simpatia di Fabio Volo parliamone…).

  6. Credo in tutta sincerità, che la volontà disinteressata di condividere, che si tratti di un racconto, o di un parere su un racconto o una semplice considerazione, sì insomma, l’attenzione all’altro che si può manifestare in vari modi nel mondo dei blog, ecco, dicevo, credo che tutti questi siano già dei regali, perchè nessuno obbliga nessuno e tutto avviene spontaneamente; il più delle volte, ripeto, senza alcun secondo fine. Per questo amo questi “luoghi”; nel web ed in particolare nel mondo dei bloggher c’è il meglio dell’umano ed è rassicurante, dà fiducia.

      1. Il meglio mi viene spesso a trovare e io ricambio volentieri le visite. Ed è così fluido e “normale” tutto questo che mi viene il dubbio si tratti del lato umano da coltivare, forse il solo, o uno dei pochi.

  7. Aggiungere una cosa nuova in maniera chiara, diretta e senza fronzoli, senza quell’inutile melassa che la fa da padrona nel mondo dei blog: è quel che mi sembra tu faccia e che, poi, mi fa venire qui a leggerti. Ammetto di invidiarti Francesca.

  8. A me sembra una cosa molto bella, anche se impegnativa per entrambi: non è facile accettare consigli sulla propria scrittura e non è facile darli in modo garbato. Forse dovresti considerare che per lei poter fare questo è un regalo. Sicuramente le regala soddisfazioni e piacere, se non non lo farebbe…. sono un po’ invidiosa di lettori scozzesi; io faccio fatica ad averne italiani :-)

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