Basta crederci

crederciDoveva essere una specie di santo o di profeta. Forse un mistico o magari solo un imbonitore. Però come sapeva parlare quel Giulio! Sapeva trovare le parole giuste ed essere credibile. Assolutamente credibile. E se adesso diciamo assolutamente come se fosse una delle gradazioni superlative di tanto, ti invito a pensare con attenzione al significato di questo avverbio. Pronunciandolo con studiata lentezza. Assolutamente. Più piano ancora. As-so-lu-ta-men-te.

Ci siamo alzati molto presto quella mattina. “Ti devo mostrare” diceva nel suo italiano diverso dal mio “che è possibile. Basta crederci”.
Siamo arrivati in fretta alla curva della strada principale. Sorprendentemente circondata dalla natura, ché non credevo avrei potuto trovarne uno così vicino. Subito dopo l’ansa c’era uno spiazzo e parcheggiammo lì, come quelli che vanno a cercare funghi o a caccia.
Non c’era nessuno in giro. Seguimmo quell’abbozzo di montagna facile, assecondando le sue pendenze. Presto arrivammo in una specie di canalone, scavato da un torrente che, per la poca acqua che portava, doveva averci messo millenni a formare quella gola.
Il vapore dei primi raggi di sole si alzava da quelle erbe a foglia larga. “Ecco: fai come me” mi disse calmo. Seguendo con fiducia i suoi gesti cominciai anche io a camminare in avanti. Usando quella foschia come una passerella. Passo dopo passo. Leggeri, sospesi, convinti. Procedevamo in avanti verso il ciglio di fronte. Sospesi su quella gola. Sospesi.
“Vedi?” mi diceva “Non è difficile: basta un po’ di convinzione. Basta avere fiducia. Basta crederci”. E camminavamo in avanti senza tentennamenti, senza dubbi.
Non so dire quanti passi avevamo già percorso. So descrivere il senso di pienezza e di serenità. E ricordo con precisione i pensieri pieni e il senso di rilassatezza che mi prendeva fronte e tempie. Poche parole con Giulio e pensavo a quanto fosse facile e quanto potesse essere rivoluzionario quel modo di procedere, di passare ogni abisso, ogni baratro. Niente più bisogno di ponti, niente più fratture separazioni. Ah se fossimo capaci di insegnarlo a tutti, quanto potrebbe migliorare la vita in molti angoli della terra.
Ma se poi non ci credessero? Seguendo questa catena di pensieri mi misi a cercare le parole giuste, a ripercorrere quella scoperta cercando di spiegarla a chi ancora non conosceva quel prodigio.  Mi sentii incapace, inadeguato. Sperso. Sentivo che mancava una logica solida sotto quella realtà. E cominciai a temere di cadere. Dubitavo.

Nonostante il salto non fosse enorme, cadere su quel fondo così irregolare non fu indolore. Concentrato su quei traumi pulsanti, vidi appena Giulio che camminava con la stessa lentezza. Senza voltarsi forse. E quella fu l’ultima immagine che mi resta di lui.
Raccontai che ero caduto nel torrente andando a cercare funghi. E dimenticai questa storia.

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7 comments

  1. mi hai fatto tornare in mente un episodio,durante un’escursione,un passo azzardato,un piede messo male,l’equilibrio che se ne va. una nostra amica cadde in un crepaccio, finì un volo di una cinquantina di metri nell’unico panettone soffice di neve largo due metri e uno sputo che potè separare una sciagura da una storia da narrare. cuore a mille, immagini stampate nella mente. ma per fortuna,da raccontare.

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