Probabile velocità eccessiva

fulviotestiStavamo scaricando le borse dalla macchina. Era una domenica pomeriggio, sul tardi. Ma c’era luce. Eravamo di ritorno da Pieve, duecento chilometri di statale. Duecento chilometri di curve, paesi, macchine. Di Fiat.
Sento un rumore forte, come di una botta su un bidone. Alzo gli occhi e vedo che sulla via principale, quella a tre corsie, un’utilitaria esce di strada. Un attimo, quasi sospeso. Entra nel fosso poco profondo. Il dislivello le fa da trampolino e la macchina vola. Orizzontale, istantanea, irreale. A un metro da terra. Colpisce in pieno un platano proprio alla nostra altezza, a una ventina di metri da noi. Non abbiamo neanche il tempo di appoggiare per terra le borse piene di frutta autunnale.
Si fermano le altre macchine, qualcuno corre verso l’incidente. Qualcuno trova un estintore che chissà come gli sia venuto in mente di comprarselo.  Non ricordo se lo usa, non ricordo se servisse. “Chiamate un’ambulanza!”. Qualcuno la chiama, dal palazzo di fronte. Non c’erano cellulari in quegli anni. E se anche qualche macchina aveva le cinture, nessuno le metteva.
Andiamo su, dai, non c’è niente da vedere. Ci spostano per risparmiare a noi bambini la vista di una morte che avevano intuito. Fingono di avere fretta di mettere le borse a posto.
La conferma l’abbiamo il giorno dopo, da un articoletto sul Corriere. Un poliziotto fuori servizio sulla sua A112. Parole e locuzioni che suonano ripetute senza passione dall’articolista. Probabile velocità eccessiva la causa. Procedeva in direzione. Schianto fatale. Forse un attimo di distrazione.
Adesso c’è una piccola lapide, messa qualche mese dopo. Lapide dove qualcuno ha portato dei fiori, ma solo per pochi mesi.
E’ in quel momento, subito dopo quel volo leggero, che ho avuto una chiara percezione di come un istante può cambiare la nostra vita.

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13 comments

  1. Il giornalista ( e i razionalisti) hanno bisogno di trovare una causalità all’evento. Come a dirsi, rassicurandosi: “io guido piano, sono prudente, metto sempre la cintura. A me questo non succederà mai.” E così inconsciamente credersi fuori dal giochino. Ma la vita e la morte, per fortuna, sono più brave di noi nell’intrecciare fili e misteri.

  2. troppi post su auto e velocità, ultimamente. dimmi, c’è qualcosa che ti sta ossessionando? ti ascolto, eh.
    (perdonami, so che sembra che io la voglia buttare a tarallucci e vino, e invece sono davvero tanto vicino al senso del post. solo, mattinata pesante. no ti offendi vero seti uso come materasso mentale durante la pausa pranzo?)

  3. La morte è quella cosa che finché non ci si para davanti agli occhi, pensiamo ci sia estranea (e menomale, che angoscia se dovremmo pensare a lei ogni giorno). Guardo poi indietro agli anni senza tutta questa tecnologia con ansia. Come facevano senza cellulare? Forse oggi la gente prima scatta una foto (da twittare a qualche ansa o per puro voyerismo) e poi chiama i soccorsi.

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