Eroe solo per oggi

parco giochiRincaso e vedo Chiara seduta per terra. Piange. Le chiedo di spiegarmi. Fisso il suo viso bello, gonfio per il pianto. Cerco farlo senza dare nell’occhio e rifletto su come sia diversa dal solito questa facciona gonfia. Lei non vuole spiegarsi, vuole solo sfogarsi. Ce l’ha con la nonna. Nonna che avrebbe una colpa gravissima.

“Mi ha perso il braccialetto.”
“Quale braccialetto? Cosa vuol dire te l’ha perso?

“Ecco vedi? Non vi interessa: la difendete anche se mi ha perso il braccialetto.”
Piano piano riesco ad aggiungere elementi alla mia ricostruzione.
Oggi è stata in gita in una fattoria, con la scuola. Il percorso si chiamava “Dalla pecora al maglione”. Hanno usato un piccolo telaio e provato a tessere un piccolo panno di lana che è diventato un braccialetto colorato. Poi la nonna (Santa Nonna!) l’ha presa a scuola e l’ha portata, coi fratelli, in un parchetto.
Tornando dal parco il braccialetto si è perso. Chiara è inconsolabile. Non tratta, non vuole cedere.
Cerco di farla ragionare sulle vere colpe della nonna. Non sente ragioni. “Se la nonna ti porta a giocare e il braccialetto si perde non è colpa sua, anche se te lo stava tenendo.”
Le faccio una proposta. “Perché non andiamo col motorino e proviamo a cercarlo?” Rifaremo lo stesso percorso. “Chiara: sappi che è improbabile che lo troveremo, ma un tentativo lo facciamo.”
“Se è impossibile allora vedi! E’ inutile…” singhiozza disperata. Compiacendosi del suo alibi nuovo per lamentarsi.
Un mio sorriso le fa notare, se mai fosse necessario, la differenza tra impossibile e improbabile. “Andiamo?” Si asciuga le lacrime per dire di sì.

Due caschi, tre minuti. Rifacciamo la stradina dal parcheggio fino al parco. Adesso è tranquilla.
Andiamo controcorrente tra nonne e mamme che rincasano trascinando bambini da buttare subito nella vasca. Superiamo anche i cani pigri che ripetono la solita routine di fianco a padroni altrettanto pigri.
Chiara mi racconta di oggi, camminiamo paralleli. Parliamo tenendo gli occhi fissi a terra, tra i ciuffi d’erba. Perché non si sa mai.
Arriviamo al recinto del campetto e lei corre avanti. Sotto una panca intravede quello che cercavamo. E’ un braccialetto brutto. Fili di lana con colori abbinati in fretta e svolazzanti.
Ma è il tesoro. Sorridiamo.
Costringo senza troppa fatica a chiamare la nonna “Così la smette di cercare”. In realtà speravo avesse voglia di scusarsi, ma accontentiamoci.
Torniamo a casa allegri. Soddisfatti della nostra vittoriosa missione che nasceva come impossibile.

Rifletto su Chiara, su quanto io e la mamma siamo stati incapaci di convincerla, di calmarla.  Andava avanti con la sua idea, con la sua accusa assurda alla nonna colpevole.
Penso a quanto sarà difficile fra qualche anno, quando il problema non sarà un braccialetto di lana. Quando i muri saranno più alti. Questo mi fa pensare.
Ma per stasera mi godo il mio inaspettato ruolo di eroe. Ci penseremo. Dammi la mano Chiara, andiamo a casa.

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26 comments

  1. tu non hai idea di quanto sia lacerante quello che scrivi… ;)
    beh, scherzi a parte e senza farla più spessa di quanto non debba essere, ma di fronte a situazioni simili è davvero sottile il filo che separa la voglia di provarci, di non lasciare intentato (la mia indole cocciuta, non credo molto distante dalla tua) ed il pensiero che forse, se è andata così, un motivo ci sarà, e ai miei bimbi piacerebbe comunicare che a volte, anche se fa rabbia, bisogna accettare di separarsi, soprattutto dagli oggetti (la mia indole fatalista)
    ‘nsomma, un gran casino, e tutto per un braccialetto. che post fastidiosi che scrivi. :-P

  2. I muri si affrontano di volta in volta. Questa esperienza un giorno tornerà utile a Chiara per scavalcare i muri futuri. Magari non si ferma davanti alle prime difficoltà ma prosegue nella sua “ricerca”.
    Potrebbe essere che ci torniate a riflettere fra qualche giorno a mente fredda.

  3. Sottoscrivo il commento di penna bianca sugli eroi! Che momento di vita pregiato, per Chiara: ritrovare il braccialetto passando dalla disperazione alla felicità, e poterselo vivere grazie, e accanto, al papà. Queste piccole, perfette gioie sono mattoni che cementano l’anima di un bambino, lo fortificano, gli forniscono uno strumento in più per affrontare la vita presente e futura.
    (Io ero più piccola di Chiara quando, mentre un pomeriggio giocavo in piedi davanti alla finestra della casa a pianterreno affittata al mare con le mie due bamboline del cuore, me ne cadde una a terra, sull’asfalto. Mi sporsi, ma le mie braccine corte non arrivavo a prenderla, e in apprensione mi girai per chiedere aiuto a mia nonna. La quale era troppo sorda e troppo indaffarata per darmi retta in fretta. Quando finalmente mi rispose e la sentii aprire la porta di casa per andare a recuperarmi la bambola, mi affacciai alla finestra per seguire le operazioni di recupero. Ma era già troppo tardi: la bambolina non c’era più… Poi fui inconsolabile anch’io. Il ricordo dell’angoscia di quella perdita è rimasto uno dei più penosi della mia infanzia)

      1. Logico! Perché la gratificazione emotiva dell’avventura fuori programma col papà ai giardinetti deserti ha sopravanzato tutto! Tiè.

  4. Mamma mia, quanto mi spaventa la crescita della mia piccola. Sei stato un eroe davvero e sarebbe bello poter risolvere così facilmente tutti i problemi che affronteranno in futuro.

    1. Se pensi a una impresa immane come crescere, educare e istruire un figlio, c’è da farsi prendere dal panico. In questi casi io rifletto sul fatto che è una cosa che i genitori (bene o male) han sempre fatto.
      In Africa dicono che anche le formiche possono mangiare un elefante. Un boccone dopo l’altro. :-)

    1. Il caso è chiuso, è tardi per costituirsi parte civile. :-)
      (Quando i bimbi investono i nonni di “tienimi questo” non sempre il gesto permette agli improvvisati custodi la detenzione dell’oggetto in modo consono. Sentenza della Cassazione del n,3533 del 31 gennaio 2011)

      1. Ormai ho sposato la causa.
        Chiamandoli ‘improvvisati custodi’ si evidenzia il compito di custodire (le modalità sono quelle del buon padre di famiglia) il preziosissimo e insostituibile oggetto carico di significato affettivo.
        Non averne cura solleva l’immediata responsabilità dell’incurante.
        Condanno la nonna a formalizzare le sue scuse, atto positivo che dona un vantaggio e imprime un esempio significativo nel panorama emotivo della piccola.
        Ipse dixit.

  5. forse il segreto starà nel non considerare mai quei muri troppo alti..e nell’avere sempre il coraggio di scavalcarli..
    Mio papà diceva sempre “i genitori non nascono mica imparati!”

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