Il sindaco forestiero

tricolore del sindaco forestieroSe c’è una parola che dovrebbe stare nel motto del borgo montanaro di Pesanella, quella è proprio “buonsenso”. Così: in italiano. Senza tanti latinorum e fronde di alloro. Perché qui vive gente pratica. Gente che ha sempre dovuto trovare il modo di convivere con una montagna che non sarà l’Everest, ma è pur sempre un posto dove gli inverni sono gli inverni e la fame è fame.
E anche adesso che ci sono i riscaldamenti in tutte le case e che la fame è viva solo nei ricordi dei nonni, il modo di ragionare non è cambiato poi molto.
Scorrendo gli elenchi degli abitanti, i viandanti sorridono nel vedere sempre gli stessi cinque cognomi. Zoratto, Segarle, Curlin, Marin e Groaz. Gli stessi nomi che sono in piazza, nella lapide di cemento con la vernice sbavata che il comune ha dedicato ai caduti dell’altra guerra.
Anche i sindaci qui hanno sempre portato uno dei cinque soliti cognomi. Non per chiusura. Per mancanza di alternative. Ma soprattutto perché i sindaci sono stati sempre scelti conoscendo i candidati. Da molto prima che si candidassero. Mica voterai per Mario: da piccolo tirava con la fionda ai gatti. Non è tutto a posto!
Oppure: quel Giordano è sempre stato una goccia d’oro. Sempre lavorato e mai un grillo per la testa. Del resto sua mamma è una Curlin di quelli di Renzo.
Nessuno, a memoria, ha mai stampato un manifesto elettorale con il proprio volto. Al massimo arrivavano i prestampati con il simbolo con uno scudo, una falce, una rosa a cui lontanamente si ispiravano. Attaccati con più colla di pesce che entusiasmo su un tabellone dove nessuno si ferma.
Ma qualche anno fa è arrivato un forestiero. Un tipo giovane e con un suo fascino. Deve essere nato in città ma è venuto a stare qui. Lavora a valle, ma dice di amare da sempre la montagna e ha comprato la vecchia casa del Bruschino, quando è morto.
Con i suoi saluti cordiali, i suoi vestiti eleganti, i suoi occhiali da sole e le sue buone maniere non è passato inosservato. Quando passava era tutto un vociare, ma ha saputo farsi apprezzare e adesso gli ricambiano saluti pieni.

Quando è stato il momento di rinnovare il consiglio comunale, a sorpresa, si è candidato. Ma come non votare questo Giovanni Antonini! Lo vedi come si presenta bene: mica è uno dei nostri soliti nomi, sempre uguali a sé stessi, sempre con le solite idee.
Sono comparsi i manifesti, con la sua faccia, resa ancora più bella da una foto come si deve. E’ comparso un sito internet dove veniva spiegato, punto per punto, cosa poteva fare per Pesanella uno come Antonini.
Alle elezioni è stato un successo per certi versi inaspettato. E non l’hanno votato solo i giovani. A giudicare dai numeri anche tanti altri gli han dato fiducia. Anche se nelle due osterie del paese c’è un po’ un tabù a schierarsi dalla parte del forestiero, dopo aver votato per anni per uno dei figli di questa valle.
Il sindaco Antonini è in carica da sette mesi e ha iniziato a fare davvero quanto aveva promesso.
Rinegoziazione dei contratti in scadenza, per conseguire il massimo vantaggio per il bilancio comunale. Sembrava bello detto così. Ma quando Anselmo con lo scuolabus che ci ha portato per generazioni si è visto soppiantare dalla Anderlinitrans, che ha vinto l’appalto per pochi soldi, a qualcuno un dubbio è venuto. Povero Anselmo: e adesso?
Basta rami secchi: evitiamo che negli uffici pubblici ci sia gente con le mani in mano davanti a uno sportello vuoto. Ma quando vai allo sportello e ti accorgi che per trovare qualcuno devi tornare giovedi non è che siamo così contenti.
Razionalizzazione delle spese per le strade comunali. Ma oggi che sta arrivando la brutta stagione e nessuno ha ridipinto le strisce bianche ai bordi della strada.

I manifesti affissi negli spazi regolamentari stanno sbiadendo a poco a poco. Così come l’entusiasmo per questo nuovo che era più affascinante nei volantini che nella realtà.

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16 comments

  1. Non so dove sia Pesanella ma qualora fosse un posto inventato, non si discosta dalla realtà. La montagna è un territorio da vivere già difficile di per sé ma nessuno politico vi investe agevolare questo. Anzi, visto il ridotto numero di abitanti ( e di elettori, mi verrebbe da dire) taglia i servizi senza troppo pensarci. Qui da noi c’era un ospedale piccolo ma efficientissimo. Per potenziare quello di città è stato ridotto ad un pronto soccorso e poco più, gli uffici postali nei paesini aprono due giorni alla settimana, le fabbriche che c’erano chiudano o vanno ad investire altrove. In montagna la gente ruzzola al piano senza accorgersene e pur amandola, è costretta ad abbandonarla. Chi resta è perché resiste.

  2. Si dice che il “piccolo” rispecchi il “grande”… speriamo che prima o poi a Pasanella arrivi un forestiero che non guardi i suoi interessi ma quelli dei paesani

  3. Se posso fare il bastian contrario…no è che, a prescindere dal dispiacere personale dato dagli affetti, tutto sommato c’è del superfluo?
    Un emigrata, ahimè.

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