Una storia con due titoli e nessun senso

Vi racconto una fiaba, di cui non so bene il titolo. soldatini
Ci sono dei militari. Anzi no: ci sono degli uomini, che per lavoro fanno i militari. Dalla fiaba non si capisce bene se hanno scelto questo lavoro perché era quello che sognavano da bambini oppure perché poi un lavoro devi averlo e fare il militare è un lavoro dove non ti licenzia nessuno. Al massimo vai in guerra e ti sparano. Ma questa è solo una fiaba e stiamo perdendo il filo.
E’ tempo di pace, quindi i militari non fanno la guerra. Prendono lo stipendio e giocano a fare la guerra. Fanno esercitazioni. Svolgono altri servizi che per descriverli devi usare locuzioni così lunghe che alla fine ti viene in mente che stanno davvero solo giocando a fare la guerra. Per svolgere questi strani incarichi vanno all’estero. In paesi amici. Dove non conta conoscere i campi di battaglia più insidiosi, ma piuttosto i posti buoni dove fermarsi a mangiare.

Ma un brutto giorno uno dei militari, quello superstizioso, si sveglia male. E dice “Lo so che oggi andrà tutto storto”. Lo dice così a voce alta. Tanto gli altri sono abituati a non ascoltare le stupidate dei commilitoni appena alzati. Ma visto che l’autore sono io e che ogni superstizione mi irrita, questo fatto lo lascio così. Senza conseguenze.
Capita che durante quella giornata, alcuni militare fanno una bestialità. Una di quelle concatenazioni di eventi che portano con naturalezza a una tragedia. Per noia o perché comunque un uomo con un arma diventa facilmente un uomo cretino, fanno un grosso errore. Un errore così grande che nessuno, neanche il pigro autore di questa fiaba, riesce a riparare.
Muoiono delle persone. Incolpevoli. Non erano nemici, solo gente che si trovava nel posto sbagliato. Muoiono per mano di questi militari, proprio nel paese amico.

La fiaba scappa di mano. Diplomatici e alti ufficiali si appellano a chissà quali leggi e chissà quali trattati per processare loro stessi i militari.
Il paese che ha avuto vittime dice “Eh no: hanno ucciso qui. Li vogliamo processare qui. Ce lo chiede il nostro popolo!”

Ecco: io su questa storia non ho una opinione. Perché si confrontano opinioni e interpretazioni giuridiche. Che non mi dicono abbastanza. Anzi, questa storia è così sbagliata da avere due titoli. La puoi chiamare “La favola dei Marò” oppure “La fiaba del Cermis“.

Potrei aggiungere la mia opinione, ma non ci farei una grande figura. Sarebbe un’opinione banale, utopistica, imprecisa, impraticabile.
Che suggerisce che le armi mi fanno schifo tutte. Ecco: quasi quasi prendo questa storia con due titoli, appallottolo il foglio e la cestino.

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14 comments

  1. del post non dico nulla, sottoscrivo in pieno ogni virgola. toglimi una curiosità: che filosofia avete seguito rispetto alle armi giocattolo con i bimbi? più vicina al “sì, è un modo per canalizzare aggressività etc etc” o più vicina al “no in ogni caso, sempre e comunque senza appello”? (domanda *ovviamente* disinteressata)

    1. La filosofia: “le armi sono brutte, servono a fare la guerra”. Abbiamo scelto altri giochi. Ma quando sono arrivate da fuori (zii, amici, nonni) non abbiamo bloccato i container al largo. Anche perché le pistole giocattolo hanno molti vantaggi rispetto ai bastoni.

      1. Io da bambina giocavo con le pistole insieme a mio fratello, facevamo finta di essere dei killer o dei cowboys, ci piaceva tanto guardare insieme i film di terence hill e bud spencer: ancora oggi conservo quei momenti tra i miei ricordi più belli. Non a caso adoro Tarantino che mi ha reinventato la violenza su misura.
        I giochi da bambini sono solo giochi da bambini.E proprio perché la penso in questo modo, ho un’opinione abbastanza rigida rispetto ai militari.

  2. Le fiabe insegnano molto. La mia opinione, al di lá della legislazione internazionale in materia, é che se la vicenda si svolgesse in Italia e la brava gente morta fosse italiana, esigerei un orocesso in Italia. Lo abbiamo giá provato.

  3. Guarda gli Usa con il problema delle armi “libere”. Nemmeno dopo stragi raccapriccianti riescono a venirne fuori. Però si muore davvero e questa è la vera tristezza. Magari solo per essere nel posto sbagliato al momento sbagliato oppure perché qualcuno si è alzato con la luna storta.

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