Un no

gitaUna prima superiore in periferia. Una 1G che, dopo gli scrutini è stata decimata, come tutte quelle prime. Tanto che una sezione è saltata.
E noi, che eravamo ultimi per l’alfabeto, siamo stati smistati in altre classi.
Era una scuola di periferia. C’era qualcuno che girava con un coltello in tasca. Qualcuno che rubava i motorini.
Mariotti che durante un litigio fuori dalla scuola, ha parato una coltellata di Alfonso, della 1F con la mano aperta. E girava con un fazzoletto tra pollice e indice. Poi sono diventati amici, in uno strano codice d’onore tra coraggiosi. Codice che non ho mai capito. Né mi interessava.
Con quello smistamento di alunni, siamo finiti in dieci. Proprio in quella sezione F.
Era passato qualche mese e si trattava di organizzare la gita. A Firenze.
I rappresentanti della classe, inattivi per tutto il resto, si facevano in quattro perché la gita ci fosse.
A quei tempi ero il migliore della classe e questo non mi attirava immediate simpatie. Ma ero cresciuto in quella periferia e sapevo come fmuovermi per non essere preso di mira.
Non cercavo lo scontro, ma non facevo vedere di avere paura.
I rappresentanti di classe fanno un giro per vedere se ci sono i numeri. Quasi tutti “sì”, ma in automatico, senza passione. Tranne “non vengo per i soldi” e un “verrei ma non ho i soldi”.
Solo io, interpellato rispondo con un “Non vengo, non mi interessa”. “Perché?” “Perché non siamo amici e non mi interessa andare in gita con voi”.
Silenzio. Sono uscito dalla mia riservatezza e avevo gli occhi addosso.
Io, quello silenzioso, avevo evidenziato una frattura. Mi guardavano stupiti, ma tutti si chiedevano “E se avesse ragione lui? (chiamandomi a mente per cognome)”
Poi un inaspettato endorsement da Patrizia, che forse era la rappresentante di classe per gli studenti. Una frase prestampata, piena di anni ottanta. Del tipo “Apprezzo il coraggio delle tue opinioni, bravo.”
E poi di Alfonso, quello del coltello: “No, comunque hai ragione. Se la vedi così hai ragione a non venire”.
Nonostante la gita mancata, da quel giorno la mia reputazione è cresciuta. Gli ho detto un no. Non ero il pecorone che diceva un “vengo” per non disturbare.
Saper dire di no, al momento giusto, conta. Ogni tanto dovrei ripetermelo.
Anche adesso che in gita ci andrei di corsa, ad avere quei sedici anni. Adesso mi prenderei la leggerezza di quelle gite senza aspettative.
Patrizia poi non ha finito la scuola. Si è messa a fare la cantante. Non ha sfondato. Cercandola su internet l’ho trovata nei cori di un artista altrettanto sconosciuto.
Alfonso è morto pochi anni dopo. Una coltellata in discoteca e una sottovalutazione del medico del pronto soccorso. Morto dissanguato, senza ragione. Collasso cardiocircolatorio. E non importa se poi quel medico è stato condannato.

Advertisements

6 comments

  1. anche io ero “non vengo che non siete amici” però io dicevo “non vengo fanculo che non siete amici” e uscivo a fumare, e non ero la più brava della classe. accidenti quante cose dovresti spiegarmi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...