Troppa carta

gracchiAntonella quando scrive usa troppa carta. Pensa veloce e mette, senza farci caso, la matita tra i denti. Fino a quando sente il sapore della grafite e si riprende. La toglie dalla bocca, riprende il filo, si mette più composta. Raddrizza persino la schiena. E’ segretamente contenta di non averla mordicchiata. Ormai è grande, non si fa. Non più.
Da piccola, quando camminava sulle sue prealpi, parlava tanto. Ma tanto tanto. Anche se il suo momento preferito era quando la pendenza la costringeva a tacere. E la sua mente cominciava a parlare. Ed era un silenzio pieno di parole. E di erba, di sole, di aria di crinale, di tempo a venire. Di futuro tutto ancora da costruire.
Aveva facile il sorriso, Antonella. Le prealpi ti mettono la testa a posto. Ti fanno sentire lo sforzo, quello giusto. Ma non ti svendono l’idea di essere un grande scalatore. Sei uno che cammina, che suda, che fa fatica. Che spesso poi arriva. Ma che (sempre!) ci deve mettere voglia e energia. Non sei come quelli di Milano, a cui bastano un paio di costosi pantaloni a quadri per sentirsi Compagnoni.
Quando era in cima a quel poco da scalare, ogni tanto vedeva i gracchi. Piume nere di catrame liquido. Zampette rosse. Becchi gialli come quel granturco nascosto giù, nei rettangoli di verde scuro a fondo valle. Ma in quegli uccelletti, più di tutto, leggeva la capacità di trasformare quegli spintoni del vento in sospensione. In sogno, in volo, in viaggio. E non si spiegava come quei pennuti spettinati riuscissero a restare aggrappati al vento della cima come panni stesi. Veleggiavano a pochi metri da lei. Così vicini che anche lei iniziava a veleggiare, con la mente a molti anni da loro. In avanti. Pensava a quanto sarebbe stato bello, un giorno, imparare a volare. Imparare il vento, le correnti, l’aria.
Antonella quando scrive usa troppa carta. Ma con gli anni e la pazienza ha imparato a tracciare le righe. A disegnare rotte.
Si è persino iscritta ad un corso per guidare gli alianti. Dove cercare quel silenzio, quelle righe, quel vento, quelle parole.
Antonella quando scrive usa troppa carta. Ma Antonella, oggi, sa volare.

Advertisements

14 comments

  1. Che bell’aria c’è in questo post! Che bell’aria pulita! Di crinale, di silenzio, di fatica “normale”. E che ce ne importa se Antonella ha sprecato tanta carta per scrivere e disegnare mappe, l’importante è che abbia imparato a volare. (Bravissimo davvero)

  2. quelli di Milano, su per i bricchi, li riconosci subito, non solo dai pantaloni a quadri, ahimè. sono quelli che incominciano a sbrodolare le loro arrampicate dal 1980 ad oggi e concludono la frase accendendosi una sigaretta.

  3. Per me Antonella è libertà e coraggio, ha quella tenacia guidata dalla passione; nel racconto si vive un’atmosfera di pace e mi piace!

  4. Bel ritratto, antonella che parla tanto ma ama anche tacere, che paga la fatica di salire e s’incanta al volo degli uccelli. E poi la sua troppa carta che non e’ sprecata, e’ il sogno che le permette di volare. ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...