Sacro monte

Sacro Monte di Varese Avevo una giacca a vento verde. Così brillante che adesso mi sembra quasi impossibile. Ma allora ci stavo bene. Ce l’avevo da tanti anni. Ricordo che quando l’ho sostituita ho pensato che erano più di dieci anni. E ancora non mi spiego come mai avessi fatto i conti e soprattutto come faccia oggi a ricordare quel ragionamento. Ne ho presa una blu scura. Bella, più sobria, opaca.

Di pomeriggio sono uscito a piedi, era freddo. C’erano lavori attorno al sottopasso pedonale e qualche operaio aveva delimitato il cantiere con una specie di recinzione arancione di plastica bucherellata. L’ho sfiorata con la manica e un fil di ferro sporgente mi ha fatto un taglio di un paio di centimetri. E pensare che in quella vecchia niente, per tanti anni.

La sera ci siamo visti. Ricordi? Era qualche settimana che dovevamo parlare. E non trovavamo mai il momento giusto. L’ho capito dopo, il perché.
Mi hai portato al sacro monte. Era un bel posto per parlare e camminare, soprattutto con il buio. Ma quella volta era strano: c’era la neve negli angoli sotto il muretto, dove il sole non arriva da nessun angolo. Era novembre, forse.
Mi hai parlato di lui. Usando aggettivi goffi, infantili. Ma a quel tempo non ci servivano parole perfette, per capirci al volo. Ho intuito tutto in un momento. Ho visto i mesi precedenti, in cui siamo stati così vicini. Li ho visti sparire, messi da parte. Svaniti.
Non ricordo cosa ho detto. Ricordo la consapevolezza e il dispiacere. Che era di tutti e due. Ricordo che non facevo finta di niente. Ricordo che parlavo dell’incidente con la giacca a vento. Lacerata senza accorgermene.
Rincasando tornavo a pensare alla manica della giacca a vento, capisci? Non sapevo darmi una spiegazione di quella lacerazione.
E sapevo che non avrei potuto rattopparla. Poi ho imparato a conviverci. A non farci caso.

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6 comments

  1. Il problema è quando il filo di ferro trapassa l’imbottitura della giacca a vento e arriva alla pelle. Quando succede, conviverci è sempre una pena. Hai scritto un post bellissimo.

  2. Grazie per questo post, mi è piaciuto proprio tanto! per l’atmosfera, per la fragilita’, per l’eleganza e per la malinconia….e poi ha fatto riaffiorare immagini e ricordi miei, il senso di smarrimento e impotenza . Altri lettori proveranno altre emozioni….per oggi resto nella mia malinconia, contenta!

  3. tu non la puoi conoscere, ma dopo aver letto questo post mi è tornata alla mente una canzone che dei nostri amici (un gruppo amatoriale che, se avesse continuato, avrebbe sfondato le classifiche di mezzo mondo, ovviamente) composero qualche manciata d’anni fa. il titolo era “via da varese”. prometto che, se riesco in qualche modo a recuperarla, te la faccio ascoltare.

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