irrita

lucchettoapertoQuello che scrivo non ha niente di vergognoso. Nessuna rivelazione. Neanche l’ombra di qualcosa di scabroso. Nulla di morboso. Niente.
A volte ci metto ricordi, che mi spiace vedere svanire e che avrei voglia di raccontare ancora (chissà quando, chissà a chi). A volte ci metto situazioni quotidiane, momenti, istanti. A volte addirittura racconti del tutto campati in aria. Per descrivere anche una sensazione, costruendoci attorno personaggi e movimenti inesistenti.

Non ho mai avuto particolari paturnie per la riservatezza. Conosco internet abbastanza da capire che se pubblico qualcosa, poi non posso frignare se viene letto. Questo sito è facilmente raggiungibile con una ricerca per nome e cognome.
Ma quando ho saputo che queste poche righe estemporanee sono diventate un argomento di conversazione in ufficio, questa cosa mi ha irritato.
Non capisco come una cosa così poco attraente, trasparente, non nascosta, non segreta, sia potuta diventare un pettegolezzo sgonfio.
Mi irrita che risposte date con molta tranquillità a domande precise “Sì ero io, sì l’ho scritto io” siano diventati un chiavistello per congetture sbagliate. E la cosa che non accetto è che questo pettegolezzo pigro riesca a mettermi di cattivo umore.
Non è una fiducia tradita, non è una password violata, un segreto svelato. Non è niente.
Solo che irrìta.

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29 comments

  1. Simone, quello che scrivi è sempre bellissimo e pieno significato.
    Irrita moltissimo e lo capisco, ma tu lascia stare, non ne vale la pena…c’è solo da essere fieri e orgogliosi di ciò che scrivi tu, sempre!
    Un abbraccio!

    1. E’ la stessa sensazione che provo anche io quando qualcuno che conosco sbircia sul mio blog e lo tratta come una cosa leggera, in fondo un blog è anche una cosa intima. Però fa parte del gioco e vedrai che lo sbragheramento finirà veloce com’è iniziato.

  2. Questo commento non è per te. E’ per quelli dell’ufficio.
    SIMONE SCRIVE BENE COSE BELLE. E tornate a occuparvi del toner che è finito, ora.

  3. Forse la cosa che più da noia è la sensazione di essere guardati dal buco della serratura. Per carità, come ben dici la porta è aperta, ma forse sarebbe stato più carino se avessero lasciato un commento direttamente sul blog. Forse irrita il fare un po’ vigliacco delle cose. L’idea di entrare in un gioco senza partecipare, senza stare al gioco. E se ci fosse anche un po’ d’invidia per la tua bravura in tutto questo?

  4. Sì, è irritante.
    Ci si sente “violati”, anche se di fatto non c’è infrazione, non c’è dolore, non c’è.
    Ma tant’è. Capita e continuerà a capitare di provare quel “sottile fastidio”.

  5. Dire significa esporsi e non è sempre piacevole, specie se chi ti sta attorno non è in grado di accogliere con la dovuta discrezione e sensibilità. L’anonimato serve anche a preservarsi da situazione come queste, per questo io non lo condanno, mai. Diventa quasi un diritto, visto che non è scontato vivere in un mondo di Persone dotate di buon senso, sensibilità e una certa dose di intelligenza emotiva… tutt’altro.

  6. Se una persona è brava ad esprimere in poche righe un concetto alcuni diventano invidiosi… è uno sport nazionalpopolare sparlare sulle inezie… ma come disse il sommo poeta: Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

  7. Scrivendo su un blog si prende coscienza e responsabilità dei propri sentimenti. Esporlo dà un suo brivido, probabilmente legato anche alla possibilità che si possano incontrare pareri e lettori disturbanti. Si corre comunque qualche rischio, che sia il successo, che sia il fallimento. In qualche misura siamo obbligati a fronteggiare certe situazioni che intimamente abbiamo provocato. Ma io, personalmente, non me ne farò mai una ragione.

  8. Non riesco ad immaginare le congetture sbagliate. Uno che ti conosce – che dovrebbe conoscerti, se è un collega d’ufficio – dovrebbe riconoscerti, e non poter fare congetture sbagliate. Tu sei tu, coerente col tuo essere, sia di persona che quando scrivi qua dentro, alla fine. Perlomeno a me pare di trovarvi molto simili. Poi, se prendo la mia esperienza, so che i miei colleghi sanno del mio blog. Quelli che menziono espressamente spesso sono avvertiti, e ne sono contenti, e se ne commuovono, pure. La Cri sconquassata che si vedono davanti la ritrovano nelle sue parole di pixel. Sanno chi sono, conoscono il mio passato, coabitano il mio presente, che congetture sbagliate possono farsi?

  9. Sinceramente non ho capito. Sinceramente ho riso… mi ricordi me da piccola che quando non mi piaceva una cosa ovunque mi trovassi mi sedevo per terra e non mi volevo più muovere. E spesso credo di essermi seduta su cose inennarabiali.
    Mi fai tenerezza.
    Un abbraccio:-)
    (Che scrivi divinamente non te lo dico tanto lo sai e poi sei irritato quindi ora non conta)

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