Barche di carta

Barchetta di cartaGiovanni è in pensione da anni. E si arrabbia se qualcuno gli dice che è fortunato, che i suoi figli non l’avranno mai una pensione, non così almeno.
Lui deve fare i conti con gli acciacchi pesanti che una vita di lavoro, fumo e colesterolo gli hanno lasciato. Farebbe a cambio subito per un fisico da trentenne, anche senza prospettive pensionistiche.
Ma oggi è una giornata tiepida, malgrado l’autunno avanzi. E nel parco dove si impone di fare un giro tutti i santi giorni, con il quotidiano sotto braccio, oggi si ferma. Una panchina vicino alla fontana. Si immerge nel suo Corriere della Sera.
Sente le grida e i tentativi di trattativa di un gruppo di bambini. Usciti da un doposcuola che non finiva mai. Non sa dire di che classe, se delle elementari o dell’asilo.
Oggi hanno deciso di fare delle barche di carta. Le metteranno nella vasca di questa fontana.
Sono imprecisi nelle loro pieghe, ma si ricordano bene la sequenza e le barchette, in qualche modo nascono.
Giovanni, quasi senza accorgersi, si mette a guardarli. China il capo in avanti per vederli oltre gli occhiali per vederci da vicino.
“La mia andrà più forte di tutte, farà due giri della fontana”
“La mia resterà al centro della vasca e ci starà tanti giorni e tante notti”
“La mia invece andrà contro le vostre, vi sfiderà a una battaglia navale”
Giovanni ha voglia di intervenire. Di evitare che si illudano. Lui che di delusioni ne ha messe in fila tante.
Vorrebbe dire “Ma le barchette durano poco sull’acqua. Si bagnano e dopo pochi minuti si indeboliscono. Non fanno battaglie navali. Spesso finiscono per aderire alle sponde. Niente di entusiasmante. Ma è la vita, ragazzi”.
Ma guarda quei bambini. Si chiede perché. Perché intervenire.
Che facciano la loro strada, i loro errori. Che abbiano le loro delusioni. Che sappiano appoggiarsi su quello che lui non ha più.
La voglia di sognare.
Sorride appena e rimette il naso nella cronaca locale, a pagina 22 del corriere.

 

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17 comments

  1. Sì, è giusto così, che ognuno abbia le proprie illusioni e delusioni, c’è un tempo per tutto. E poi, a volte, quando credi che per te sia il tempo del disincanto, ti accorgi invece che hai ancora voglia di far barchette di carta.
    Grazie Simone, il post è splendido, ma che te lo dico a fare, sai come la penso.

  2. E’ vero, i sogni a volte sono sono illusioni, altre volte sono traguardi irrealizzabili ma una vita senza sogni è una barca alla deriva e senza vento nelle vele. Conoscono molti vecchi che sognano sognano ancora, come molti giovani che non hanno mai cominciato a farlo. Basta non essere vecchi nell’anima. Regala a Giovanni il Sesto Caio Baccelli forse, invece di stare sulla panchina ad osservare la vita, si mette a fare un orto e progetta, sogna, immagina…( e sennò, gli regalo un sogno dei miei, io ne ho tanti e qualcuno mi avanza sempre ;-))

  3. Perché mi sento un nodo in gola? Mi intristiscono i Giovanni. Sia quand’ero io che facevo barchette di carta. Sia ora che sono le mie figlie quelle che sfidano le leggi della fisica (e non solo).
    Complimenti per il pezzo.

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