Si rompono

si rompono le ruote delle macchinineSi rompono le ruote delle macchinine. E un figlio viene a chiederti “Papà è la mia preferita, me la aggiusti?”. E allora cerchi di spiegargli che non è una tragedia. Che tutto si rompe, che ne ha tante altre. Che non tutto si riesce ad aggiustare, a volte proprio non si riesce.

Si rompono le tazze. Anche le tazze preferite. Quelle che una sorella con cui litigavi sempre, ti ha portato da un mese di lavoro in Irlanda. E non l’aspettavi. E adesso vale più di tutti i servizi da tè del mondo. E quando si rompono queste cose, non c’è colla o mastice che tenga.

Si rompono le amicizie. Magari per una frase detta con leggerezza e che alla fine non riesci più a recuperare. Ma è solo perché una crepa c’era. Solo che era meno evidente di quella di una tazza. Una crepa fatta di due vite che sono state vicine e che sono cresciute in direzioni diverse. E per fortuna non ci proviamo neanche con la colla, lo sappiamo che sarebbe un errore. Lo abbiamo imparato dalle tazze.

Si rompono gli elettrodomestici fuori garanzia. Magari appena fuori. Comunque sempre prima di quando avevamo pensato di cambiarli. E viene una rabbia impotente, quando ti dicono che l’uscita di quello che dovrebbe venire a vedere il guasto ti costa quasi come comprarlo nuovo. E allora sei costretto a buttare, ricomprare. Nessun riciclo, nessun uso virtuoso. Costretto a ricomprare.

Si rompono le lastre di ghiaccio, sotto gli stivali della nostra infanzia. Quando su pozzanghere ghiacciate ci sognavamo pattinatori. E capisci di essere solo un rompighiaccio infreddolito e goffo.

Si rompono i nostri piani per il futuro. Quello che scrivevamo da piccoli. Quello dove dovevamo fare gli astronauti, i pompieri, calciatori, o salvare il mondo. E ci ritroviamo a indossare cravatte, invece che caschi spaziali.

Si rompono le ruote delle macchinine. E cominci a capire che forse sì: se sai usare gli occhi giusti, può essere una tragedia.

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33 comments

  1. In giorni di bicchiere mezzo pieno, avrei pensato “sì, si rompono, ma forse è solo un modo per trasformarsi, o forse semplicemente per non affezionarsi agli oggetti, o forse semplicemente il modo che ha il destino per dirti che era tempo che un’amicizia passasse, e se avrà senso ritornerà”. In giorni come questi, in cui il bicchiere è invece un po’ mezzo vuoto, un post così in alcuni punti mi sembra quasi, drammaticamente, autobiografico (anche mio, non solo tuo, intendo). Per cui lo apprezzo particolarmente. Forse, semplicemente, per scongiurare gli effetti devastanti delle rotture.

  2. Questo è il post più bello apparso sul tuo blog. Sembra scritto proprio in stato di grazia.
    E’ uno di quei post che dopo averlo letto ti dici “tutto sommato, vagare per blog non è sempre una perdita di tempo. Anzi”
    Comunque, per quello che vale, ecco i miei due cents: si rompe, di norma, ciò che ha innata fragilità.
    Autobiografico anche per me. Un po’ meno drammaticamente di come avrei pensato un paio di mesi fa. Oggi desta un sentimento di riconoscimento e consapevolezza venato di dolcezza e di serena accettazione dell’effimero, del caduco, intrinseco all’umana esistenza. Che poi questo senso di transitorietà arricchisce i contorni di ogni cosa ed esperienza, li imbellisce, li rende unici e irripetibili. L’eternità è una somma infinita di attimi.
    Grazie.

      1. Addirittura prima del necessario?
        Sono cose da cui poi non si torna più indietro, quindi meglio non essere costretti ad averci a che fare prima del tempo.

  3. Da mamma che sono, in questo post vedo la dolcezza di chi si guarda dentro e riesce a cambiare prospettiva per guardare quella macchina rotta con gli occhi giusti. Grazie, e’ un post molto bello, e grazie a Miss Fletcher, che ha segnalato il tuo blog facendomi proprio un bel regalo

  4. Ciao Simone,
    farò quello controtendenza: credo che l’adulto sorriderà comunque rivedendo la propria macchinina guasta, così come i fratelli di fronte alla crepa nella tazza. Certi rapporti poi sono fenici e devono morire per rinascere. Spesso non diventiamo astronauti perché non è realmente possibile, ma restiamo viaggiatori spaziali dentro.
    Comunque sia grazie, bel post davvero.

    ps mi unisco invece ai ringraziamenti a Miss Fletcher che mi ha suggerito il tuo blog.. ;)

  5. Per ogni cosa che si rompe chi lo sa quante poi si riaggiustano, si rattoppano. Latouchanamente, africanamente, romulanamente tutto si rattoppa e tutto si reiventa. Le cose cambiano, una macchinina diventa fermaporta, un amico diventa un amante, un collega diventa un amico, un vicino di casa diventa marito. Insomma leggere bene tra le righe, questo conta. E non intristirsi troppo. (ommioddio da quando sono diventata così energica e bonariamente ottimista?)

  6. Lo è, sicuramente, e non solo per un fatto d’età, è una tragedia perchè diamo un peso a quello che stiamo vivendo. Che poi si alleggerisce o diventa ancora più greve. Dovremmo avere sempre presente questo metro di misura e avere gli occhi adatti per ogni cosa. É bellissimo il tuo scritto.

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