Deriva

Probabilmente non si erano mai rivolti la parola, nei nove giorni di navigazione che precedettero il naufragio. E adesso si trovavano così. Ognuno su una zattera di fortuna. Ognuno a fare i conti con questa disperazione, con questo panico da tenere giù, sopito. Ognuno con questa voglia di immaginarselo un salvataggio. Con la necessità di figurarselo probabile. Possibile, almeno.

Pablo faceva parte dell’equipaggio. Non aveva grande esperienza di navigazione. Neanche una grande passione per il mare. Per lui le navi erano diventate solo un utile mestiere.
Manuel stava andando in Argentina, a cercare fortuna. Abbandonati gli studi classici in Spagna, la sua terra. Messa nella valigia un libro, un vestito. Pochi mezzi, poca cultura. Ripartire da zero, era il suo scopo.

Adesso erano lì. Infreddoliti. I vestiti bagnati che il sole non riusciva ad asciugare.
In questa bonaccia che aveva preso il posto, con sorprendente velocità, di quella tempesta che non aveva dato scampo alla Isabela II.
Ci sarebbe voluto un bel coraggio a chiamare zattere questi galleggianti di fortuna. Ma era tutto quello che li teneva a galla e ci si erano attaccati con tutta la forza che avevano. Ognuno con il suo rottame, unico detrito che il mare aveva concesso loro. Quanti altri erano nelle stesse condizioni oltre la loro vista? Un dubbio che li abbandona rapidamente. Lasciando il posto alla paura di non farcela.
Istintivamente ognuno dei due si ritrovò ad agganciare con la mano, il relitto dell’altro naufrago. Per cercare una improbabile stabilità.
Lo sforzo, la situazione nuova, la maledetta paura di questa situazione inaspettata toglieva loro lucidità. I pochi movimenti, di quei due corpi e delle loro menti, seguiva traiettorie istintive.
Si tenevano l’un l’altro come se dovessero farlo per sempre. Senza calcolare lo sforzo. Senza dirsi quanto avrebbero resistito.
Arrivò la notte. Il freddo. Il sonno.
Quei mezzi di fortuna non permettevano loro di addormentarsi, di abbandonare la paura della morte, per riprenderla la mattina dopo.
Malgrado la calma innaturale di quel mare, dovevano restare svegli.
Sentivano che i loro destini erano così legati da sentirsi quasi amici. Quasi fratelli.
Non so a che punto della notte non riuscirono. La presa si fece lenta.
Si abbandonarono. I loro destini divisi. Chissà.
Ognuno solo. Alla deriva.

Advertisements

9 comments

  1. Il mio compagno si chiama Manuel, il suo migliore amico, che poi è diventato il compagno della mia cugina sorella, si chiama Pablo e col tempo, anche loro, stanno allentando la presa che li teneva uniti in questo naufragio di napoletane piombate nelle loro vite. Speriamo si riaggancino.
    Grazie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...