Sedimentare

Sono stanco. Ho dormito troppo poco, gli ultimi giorni. Ho disordinato col mangiare. Col bere. Ho preso acqua. Nelle scarpe quella. Sai cosa? Adesso mi faccio una bella tisana, prima di andare a letto.
Nel catalogo delle parole che ho imparato, però, le pagine di tisana, decotto, infuso sono incollate. Probabilmente ho rovesciato sopra un po’ di camomilla. Le confondo. Cerco di focalizzare quale fosse quella con l’acqua bollente, quale quella che si mantiene in ebollizione, quale… Non importa.
Apro il pensile della cucina, quello a sinistra. Scelgo. Alla fine è un mix digestivo e rilassante. O almeno questo è quello che promette la confezione. Anice, liquirizia, menta.
L’ho scelta perché non ha bustina. Mi piace vedere in sospensione queste erbe, queste radici, queste foglie.
Ho scaldato la tazza con un po’ d’acqua bollente, subito buttata.
Poi un cucchiaino. Subito acqua bollente. Ho scelto una tazza di vetro, trasparente.
Mi piace vedere i gorghi che fanno impazzire, verticalmente, le essenze.
Vapore, profumo. Il dolce della liquirizia. Subito arriva quello. Anice poco, per fortuna. La menta arriva dopo, lo sapevo. La sentirò nel retro del palato, in fondo.
Vorrei berla subito. Scotta.
Ripenso alle ultime giornate. A tutto. Scotta. Scotta ancora.
La guardo, con le spire che si stanno fermando.
Meglio fare sedimentare.
Lascia il suo colore, infonde. Insaporisce, scambia contenuto.
Meglio fare sedimentare. Difficile fermare la fretta, non scottarsi, difficile. Sono un bambino che ha fretta. I turbini si fermano. Quasi svuotate le foglie secche. Adesso sono poco più di cellulosa cotta, macerata.
Meglio fare sedimentare. Infondere. Capire con calma. Senza gridare, senza dire. Aspettando.
Meglio fare sedimentare. Sedimentare.

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13 comments

  1. Sedimentare… bisognerebbe farlo ma a volte la voglia di “fare tutto e subito” prende il sopravvento… scottarsi? Forse ma bisogna subito saggiarne la bontà

    Ps scrivendo queste due righe, non so per quale passaggio neuronale, mi è venuta alla mente l’immagine di un’estate di tanti anni fa, con persone che portano un tavolo e si fermano davanti ad una vetrinetta… una grappa alla liquirizia che “chiede di essere assaggiata”… ma era il tempo giusto per assaggiarla?

  2. Bello. E, oh, come sento vicine queste sensazoni. La dicotomia tra urgenza e pazienza. E i gusti delle tisane (anche se, secondo me, arriva prima la menta,piú decisa,e poi il retrogusto avvolgente e duraturo della liquirizia. Ma forse è solo questione di sfumature, la cosa importante è che l’anice resti sotto le righe)

  3. E sedimentare con un buon calice di vino rosso, no? Lasciarlo che prenda ossigeno, guardarlo che riprenda vita, goderselo per tutti gli anni che è stato in bottiglia e poi tirarlo fuori e berlo, tipo il genio della lampada. Ecco, ho straparlato.

  4. Scotta, scotta. Eccome se scotta. E turbina, come un fondale di sabbia sconvolto da uno tsunami. Le tempeste in un bicchier d’acqua, o in una tazza di tè, sono le più difficili da governare. Uhu, quanto ci vuole per far sedimentare…

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