Accompagnare le vecchie glorie

Trattore SAMESAME. Società Anonima Motori Endotermici. Perché quando l’hanno fondata c’erano i Landini. Che avevano bisogno che gli si scaldasse la testa, per metterli in moto. Il SAME era il nuovo, la tecnologia.

Ieri ho rivisto il mio SAME. Un trattore che un tempo è stato di un arancione lucente. Lamiera spessa e parafanghi squadrati, che erano il nostro sedile, quando mio zio ci portava a fare un giro. Sul “sameto” abbiamo imparato a guidare. Prima io e mio fratello. Poi tutti gli altri cugini venuti dopo. Due cambi. Dalla prima alla terza più la retromarcia. Poi le ridotte. Marce non  sincronizzate. Che per guidarlo in strada dovevi essere bravo.

Aiutavamo mio zio a raccogliere le balle di fieno e di paglia, che a quei tempi certamente non chiamavamo così. Trenino fatto da trattore, montacarichi e rimorchio. Tieni la fila fino in fondo. Poi gira senza finire nel fosso.
Il SAME era la nostra crescita, la nostra responsabilità. La nostra scuola, anche. E il nostro veicolo per la scuola guida. Molto prima della 500 e della Dyane. Prima. Era la campagna che noi cittadini sognavamo per il resto dell’anno. Era la libertà.
Anni dopo ho saputo che proprio sotto quel trattore è morto mio nonno, in un fosso alla fine di un campo. Era il ’71 a non aveva ancora sessanta anni. Ma il SAME non è mai stato odiato per questo. Il SAME era il SAME, già da allora.

Ieri ci ho messo su i miei figli e i miei nipoti. E la lotta era guidare su e giù per la corte Ca’ Bruciata e gli stradelli di campagna. Le stesse voci, la stessa festa di anni prima. Quando c’ero io, al loro posto.
Mio zio dice che la ruota dietro traballa e quelle davanti sono fuori asse. E la frizione è da rifare. Che solo la frizione costerebbe il doppio del valore del SAME.
E’ così che muoiono i miti. Un preventivo di mette davanti la realtà. Ti mette davanti il tempo che passa. Come una lastra letta controluce dal primario che scuote la testa e non dice altro.
Mio fratello anticipa i tempi e dice di tenergliene un pezzo. Uno qualsiasi. Io faccio le foto al SAME, fingendo di fotografare i cuginetti che si contendono il volante.
Mio zio dice che non lo demolirà. Piuttosto lo metto sul fienile. Come un monumento. Un monumento a cui non è possibile aggiungere nessuna targa, tanto gli altri non capirebbero.
Non è mica facile, sai, accompagnare le vecchie glorie alla fine.

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13 comments

  1. io sono per tenere i pezzi, delle vecchie glorie, i piccoli pezzi, viti, frammenti di ricordi, e poi raccontarle, questo sì, sono per condividerle, le vecchie glorie. è così che vivono, queste glorie, dentro di noi, dentro i figli, dentro gli amici. (la dyane, simone, la dyane. conosco una radical chic che te la compri con una dyane, se beige poi…).

  2. Che nostalgia, Simone. Mi è venuta la lacrimuccia, mi commuovo con questi racconti.
    E che bello che ci siano stati sopra anche i tuoi figli e i tuoi nipoti.
    Sì, la vecchia gloria deve restare tra voi, è di famiglia.
    Un abbraccio!

  3. pensavo, e penso, la stessa cosa per il “mio” Landini “testa calda” che, però, è stato venduto dopo un incidente… la mattina svegliarsi presto, attaccare la bombola alla testata, provare a girare il volano, e iniziare a vedere uscire il fumo bianco dalla ciminiera, e poi via con il colpo, non sembre il primo o il secondo andavano a buon fine, ma quando usciva il fumo e rombava il motore il mondo prendeva tutta una visione diversa… e poi partire, provare a guidarlo senza sapere cosa significasse avere una patente, “frangizollare” campi sfiorando pioppi e fossi… e poi tutto cambia… si è più maturi, capitano spiacevoli eventi e ti trovi a dover vendere quello che per te era il sogno: altro che Ferrari o Lamborghini

    Non vorrei tediare il tuo “pubblico” e quindi scriverò un post, citando questo, perchè in “cammino” mi è capitata una cosa e, con queste tue parole, mi hai dato spunto per una riflessione da mettere sul mio blog… sperando di non venire citato per plagio :oP

  4. Mio nonno aveva i ford. Due. Uno piu piccolo e uno piu grande.
    Ma nel cuore rimarrà sempre la vespa di quarta mano comprata ad un’asta.
    I SAME di adesso son ben diversi, li vedo sempre, allineati nel piazzale…

  5. Considerando che anche un biglietto dell’autobus usato come segna libro, quando è arrivato a compiere un anno di vita, per me diventa sacra reliquia da conservare. Non ho difficoltà a capire il sentimento che può esserci per un oggetto che ha avuto una parte da coprotagonista nella tua vita.

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