Il colloquio

fecondazione assistita, colloquio, figli in provetta-Entrate, entrate pure. Accomodatevi. Sono Gianna Girotti.
-Piacere. Siamo Elena e Alberto. Ci sediamo qui?
-Piacere, Alberto Menarini.
-Sì, sì, sedetevi lì. Non stupitevi di vedere qui un’italiana. Adesso vi spiego. Io sono una psicologa. Il Centro per la Fertilità ha adottato un codice etico, che prevede che ci si debba verificare la preparazione della coppia. E io sono qui per questo. Visti i tanti stranieri che vengono qui, oltre allo psicologo spagnolo, ci siamo anche io e la collega inglese. Vorrei che vi sentiste a vostro agio. Non sentitevi sotto esame. Non c’è una risposta giusta.
-Allora non c’è neanche una risposta sbagliata?
-Alberto non iniziare!
-No, perché se non c’è una risposta “da manuale”, io mi chiedo perché siamo qui.
-Le dicevo, Alberto, (possiamo chiamarci col nome di battesimo?) che lo scopo di questo colloquio è favorire il singolo o la coppia che cercano di avere figli con l’aiuto del Centro. Non è un esame. Si è preferito fare qualche domanda in più, prima, che non creare delle situazioni conflittuali dopo.
-Ma dopo questi colloqui, voglio dire… visto che il centro è privato e il servizio è anche molto costoso… voglio dire: lei quanti ne ha scartati?
-Alberto, ti prego.
-No, no, chieda pure. Io di numeri non gliene posso dare. Capirà. Ma le faccio una domanda, invece. Se poi vi accorgeste che un figlio non è quello che volete. Se un figlio dovesse entrare nelle vostre vite come un corpo estraneo… avete adesso la consapevolezza di quello a cui andate incontro?
-…
-Intendo: un figlio è un miracolo, è un prodigio della natura. E non leggeteci niente di religioso o di trascendentale. Ma oltre alle due cellule che si incontrano e si sdoppiano velocemente, vi siete messi davanti allo stupore di una vita che nasce?
-…
-Sapete che questo aiuto non può dare la certezza matematica di avere un figlio. Ma se siete qui immagino che abbiate penato e pazientato e sofferto molto. Siete pronti a non riversare addosso al piccolo tutta la vostra frustrazione di questi anni di attesa. Elena: siete pronti a non soffocarlo di amore? Saprete non trattarlo come un principe, come un miracolo vivente, come la incarnazione dei vostri sogni?
-…
-Alberto, il vostro bambino nascerà da una sorta di forzatura medica. Saprà reagire nel modo giusto quando davanti a una macchinetta del caffé qualcuno userà le parole “procreazione assistita” o “figli in provetta”?
-Ma dottoressa… Lei ci vuole far desistere o incoraggiare…?
-Chiamatemi Gianna, se volete. Io vorrei solo farvi quelle domande scomode adesso. In modo che possiate riflettere ed essere un po’ meno impreparati dopo.

Elena sorride, finalmente. Ma non è distesa.

-Siete in grado di farvi da parte e di pensare che il piccolino o la piccolina, non è il frutto della scienza, ma è un nuovo individuo. Col suo carattere, con le sue esigenze, con le sue ambizioni, con i suoi diritti. Che avrà il suo spazio?
-Beh, con i suoi diritti e le sue esigenze, certamente sì. Noi siamo motivati, sa? Sa quanto ci abbiamo provato prima di venire qui? E poi, grazie al cielo, non ce la passiamo male. Una camera dove adesso c’è una specie di disbrigo è sempre stata pensata come la camera del bambino, vero Alberto?
-Non siamo ricchi, ma stiamo decentemente bene, sì.
-Saprete accoglierlo come un nuovo essere umano. E non come una cosa vostra? Come un prodotto delle vostre cellule e delle vostre aspirazioni?
-Dottoressa, mi spieghi. Ma se noi resistiamo allo stress di tutte queste domande, poi lei ci mette un SI sul modulo e noi possiamo andare avanti?
-No, Alberto. Aveva ragione lei. Io non ho il potere di metterci un SI o un NO. Io devo mettere sempre SI. Ma queste domande io volevo lasciarvele. Per aiutarvi ad essere un po’ meno impreparati, davanti a quel grande cambiamento che è una vita che arriva.
-…
-Buon pomeriggio. E tanti auguri, Alberto e Elena.
-Grazie dottoressa.
-…grazie Gianna

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6 comments

  1. E che cosa avrebbero potuto rispondere questi due poveretti?
    Nessuno è mai preparato a mettere al mondo un figlio. Nessuno lo sarà mai. Manco quando ce lo avrà, il figlio.
    E poi: crediamo forse noi che quelli che fanno i figli “naturalmente” queste domande se le siano poste?
    Ma manco per niente, almeno il 90 per cento di noi che siamo genitori.
    I figli non si fanno mai per consapevolezza, per scelta matura e ponderata. I migliori tra noi sono quelli che hanno fatto figli per incoscienza. Gli altri per colmare la loro solitudine. Per avere qualcuno da amare. Cioè, in realtà, qualcuno da cui sentirsi amati.
    Che errore marchiano!
    Io ho sempre in mente la poesia di Gibran sui figli. Che non sono figli nostri, ma della forza stessa della vita. E penso sempre che il desiderio, la smania di riprodursi, di dar vita ad un altro essere staccato da te, è un tiro che ti gioca la natura: perché se uno dovesse pensarci a mente fredda, soppesando bene le conseguenze del suo atto sconsiderato, chi è che lo farebbe, di sobbarcarsi un compito così tremendo, così faticoso, e così irreversibile? Il mondo sarebbe spopolato… :D

    1. Grazie di Gibran. Prendilo per quello che è: un frammento, un racconto, una storia minima.
      Per il resto sono d’accordo con te. Siamo impreparati. Sempre, comunque.
      La consapevolezza non nasce sempre dall’avere le risposte. A volte dall’avere presente le domande.

  2. solleverai un vespaio simone. solleverai la polvere con queste parole così delicate e così dure insieme. e per fortuna. ciò che conta è lasciare una traccia, un dubbio, un pensiero. risposte non ce n’è, ma chiedersi, quello sì che non dobbiamo smettere.

    1. Non solleverei nessun vespaio neanche se di qui passassero mille persone, Neanche se il mio parere contasse.
      Questa è una storia piccola, un frammento che ho immaginato di rubare in una stanza con la luce al neon. Una invenzione che mette a confronto delle pulsioni diverse. Tutto qui.
      (Era in bozza da un po’, ho ricevuto consigli da un’amica un po’ snob, ma che sa leggere. Poi oggi due amici mi hanno detto di essere in attesa. Circostanze diversissime, ma mi sono preso il rischio di mettere un argomento scomodo, per festeggiare, da cialtrone, questa mia contentezza).

      1. Sono qui in questo spazio dopo 2 anni da quando è stato scritto il pezzo e non è stato sollevato nessun polverone. Purtroppo.
        Perché quelle domande dovrebbero porsele tutti coloro che vogliono dei figli, secondo me. Ho avuto un bambino “per sbaglio” (uno sbaglio che continuo a ringraziare!), per incoscienza, a 19 anni, quando ero al liceo e non avevo né reddito né testa per affrontare tutto ciò, e non mi facevo nessuna domanda. Poi le domande sono arrivate da sé, vivendo, ora a 10 anni di distanza sono ancora lì a pormele, ad adeguarle alla situazione.
        Adesso i miei amici cominciano a fare o a cercare figli, e io quelle domande scomode le rivolgo sempre, un po’ scherzosamente. Ma vi assicuro: finché uno non la vive, non capisce proprio la domanda!

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