Solo che sono felice

immagine di @23september su instagram, rielaborataPronto? Ciao sono Simone.
Mi sei venuta in mente e ho fermato la bici. Sì, la  mia vecchia bici Bianchi da uomo.Non penso che tu ce l’abbia presente: quella color ottone chiaro (che strano: è un colore che ho davanti ma non so descrivere). Quella con le ruote troppo sottili e che si buca sempre. Ok, una bici. Non importa quale. Adesso è ferma e sono in piedi su questa strada di campagna, e tengo la bici di fianco.

Ti volevo chiamare, ma non ho niente di urgente da dirti. Solo che sono felice.
Sì perché sono quasi le otto di sera e qui nel basso mantovano questa parte del giorno ha persino un nome tutto suo. Si chiama “bass-óra”. Che sarebbe “ora bassa”. Forse sarebbe crepuscolo, ma crepuscolo non rende.

E poi questo è il periodo dell’anno che mi piace di più qui. Fine settembre qui è davvero il paradiso. Insomma non è un paradiso assoluto. È un paradiso relativo. Ma forse è più bello ancora, perché è un paradiso nascosto, con la iniziale minuscola. Un paradiso che va capito, scoperto. Che non è mica detto che tutti lo possano capire.
E poi questo odore di erba tagliata, di fosso e di legno bruciato. C’è una Corte qui. Si chiamava Gervasona, mi sembra. Non ci abitano più, ma ogni tanto ci tornano per riparare un trattore o qualche attrezzo. Dev’essere da lì che arriva l’odore bruciato.

A parlarne sembra chissà quale alchimia. Ma questi tre odori (il fosso, il fumo, il fieno) sono molto comuni, qui.
No, dicevo che sono felice. Non c’è un motivo.

Non è la somma dell’orario, della fine di settembre e di questi odori.
Non so cosa sia. Solo che sono felice.
No, no, non è successo niente. E neanche deve succedere. Non aspetto niente.
Chiamo te perché dici che scrivo sempre cose amare. Che cerco argomenti che lascino perplesso chi mi legge. Dici che “preferisco il pugno nello stomaco alla carezza”.
È per questo che chiamo te. Solo per dirti che sono felice. Lo vedi? Ti sembra banale tutto questo. Forse sì, forse è davvero banale. Ma non me ne frega niente, adesso.

Perché sono felice.

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36 comments

  1. Mi hai fatto ricordare un episodio di una vita fa, quando scrissi una lettera al mio fidanzato. Era una lettera speciale, che voleva essere una carezza solo per lui. Mi rispose che leggerla era stato un pugno nello stomaco. Mah!

    1. che bella una lettera considerata carezza. molto dolce. anche per me, le lettere scritte a mano, con la penna, no pc, no ipad..erano coccole, carezze. molto bello

      1. ecco invece, per quanto riguarda il “sono felice” legato ad un ricordo, ad un ombra, ad un profumo…etc etc.
        anche io ho queste sensazioni a pelle. a volte le ricerco, le incamero proprio per tirarle fuori quando piu’ ne hai bisogno. a volte chiudo gli occhi e ripenso a me sull’isola di skye, vicino ad una cascata, le pecore ad un metro da me che brucano, in lontananza uno scozzese che suona la cornamusa. io..seduta a terra mi godevo la brezza e i suoni, gli odori e le luci.
        peccato questi ricordi non siano legati ad un amore. ma ad una sensazione di liberta’.

  2. Che buono l’odore di legno bruciato! E che bello settembre, quando le ombre si allungano e il sole scalda ancora, senza scottare!
    Un mio ricordo felice: seduta su uno scoglio in Corsica, centrifugata dal vento, a guardare il mare mosso con il profumo della macchia mediterranea. Fantastico. Mi manca.

  3. Hai scritto davvero una thing of beauty, per dirla con Keats. E’ stato bello, tanto, anche leggerla. Anche perché esprime uno stato d’animo a cui aspiro di arrivare anch’io, al più presto possibile. E nelle tue parole mi pare quasi di coglierlo, di viverlo, di capirlo.

  4. Bisogna cantarla la felicità anche fosse quella di un attimo. Nella nostra cultura sembra quasi che sia vergognoso farlo, soprattutto se non c’è un motivo apparente. Invece a me sembra così bello riuscire a dirlo (o almeno ci provo) anche perché molto spesso sono momenti passeggeri, stati d’animo circoscritti però, è importante saperli riconoscere ancora. Leggendo questo bel post mi sono emozionata e sono stata felice per te. Però una cosa, Simone, per favore smettila di giustificarti (come hai fatto nel tuo primo commento) dicendo che è tutto inventato, l’interlocutore non esiste e bla, bla, bla…Con la penna si può fare tutto e grazie al cielo perfino inventarlo. :-)

  5. Bello. :)
    Comunque i tuoi post più che amari sono malinconici ma di quel malinconico bello, come il ricordo della vacanza che ti arriva tra capo e collo il secondo giorno di scuola. (vorrebbe essere un complimento) :D

  6. Mi manca quasi sempre il coraggio di commentare qualcosa che porta la tua firma, lo confesso.
    Non perché mi manchino le parole, eh, di quelle ne ho sempre in abbondanza, a volte fin troppo.
    E’ che il tuo modo di raccontare è come “l’ora bassa” che hai descritto: già perfetto così da solo, in tutte le sue piccole imprecisioni, senza il bisogno d’aggiungere altro.

  7. E’ proprio quella cosa lì la felicità, qualcosa che forse sembra banale e non si sa dire bene da dove nasca, qualcosa che ha a che fare anche con quell’odore di erba tagliata.
    Bravo Simone, come sempre…

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