Riavvolgi sempre le cassettine

radio ostiglia stereoSe questa storia fosse un film la prima scena la girerei in una cabina del telefono. In marzo. Cielo limpido, già troppo caldo. Fuori ci metterei qualche Renault 5 e qualche Fiat Regata, giusto per fare capire che siamo alla fine degli anni Ottanta.
Tre monete da duecento lire che vanno giù e un ragazzo bello ma con una fronte coperta da gocce di sudore che gli danno un aspetto decisamente sfigato. La telefonata inizia dopo aver cercato coraggio in fondo ad un grosso respiro.

“Pronto, buongiorno, è Radio Ostiglia? Mi chiamo Simone, volevo sapere se fate dei provini per fare i disc jockey alla radio…”
Il consiglio di lasciar perdere che avevo messo in preventivo, inspiegabilmente non arriva.
Mi dicono di richiamare sabato, dopo pranzo, quando c’è Turati o almeno Scarpa. Almeno? Resto nella cabina immobile per qualche secondo. Non mi hanno mandato al diavolo, forse ce la posso fare. Riprendo le monete non usate che il telefono mi risputa e vado.

Sabato chiamo e, come se la mia domanda fosse la più singolare del mondo, mi dicono “Provini? No vieni che vediamo cosa sai fare”. Prendo la bici, quella Bianchi da uomo con le ruote sottili che si bucavano sempre, e dopo mezz’ora sono lì.

Entro. Vedo che sono diverso da loro. Niente gel, niente capelli lunghi, niente.
Parlo con questo Turati, che è uno dei soci. Io pensavo che una radio avesse degli artisti, non dei soci. Ma sono sospeso in quel mondo nuovo e non mi soffermo su questi dettagli.
Mi fa vedere la stanza da cui si trasmette.  La chiamano Studio 1. Sembra niente male, seria. Mi presenta Toto, il disc jockey titolare. Quello che fa tutte le mattine. Neanche lui ha la faccia da artista. Ma si vede che si muove con disinvoltura. Ah, dimenticavo. In quegli anni i conduttori si chiamavano disc jockey o dj. La parola conduttore la usavano le vecchie zie per riferirsi a qualcuno come Niccolò Carosio o altri pari età.
Andiamo nell’altra stanza, identica alla prima, ma questa la chiamano Studio 2 o studio di registrazione.  Quello che doveva essere un provino è in realtà un breve corso su come usare il mixer. Così si mettono i dischi sui due piatti (vinile, ragazzini!). La regia automatica. Le cassettine con le pubblicità. Il microfono.
Imparo in fretta, sono sveglio. Provo e a loro va bene. Solo il fatto che l’estate prossima non è che sarò proprio del tutto maggiorenne, lascia qualche perplessità. Ma visto che non mi pagheranno alla fine gli vado bene. “Ricordati la pubblicità agli orari giusti e ricordati di riavvolgere sempre le cassettine.” Sono musicassette con pochissimo nastro. Tre minuti, dicono. Ognuna di queste ha dentro uno spot pubblicitario di una trentina di secondi. Pizzerie, agenzie di assicurazioni, negozi di abbigliamento. Cose che ha senso pubblicizzare in un posto in provincia. Quell’adorata provincia dove trascorrevo volentieri le mie estati per nulla romagnole.

In luglio, quando Toto va al mare mi danno una trasmissione. O meglio: un’orario in cui fare la mia trasmissione. Carta bianca assoluta. Solo qualche regola da rispettare, come evitare di ripetere gli stessi dischi e alternare un po’ i generi. Ma faccio e dico quello che voglio. “E ricordati la pubblicità che quella è importante”. Non importa inizio. Non sono teso (strano: io in quegli anni lo ero anche per niente).

Il disco sul piatto numero 1 è pronto. Ho la cuffia. Il microfono davanti con la spugna sopra per filtrare il vento e il fiato. Dopo questa canzone inizi.
E cinque…
(silenzio!)
quattro… tre…
(si alza il volume del mixer con scritto Microfono1)
due…
uno…
(in onda)

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18 comments

  1. Che bel post. Anch’io avrei avuto paura della diretta, sai?
    Che bei ricordi, quando qualcuno scrive e parla degli anni Ottanta mi vengono gli occhi a cuoricino…sospiro…grazie Simone!

  2. Mi ricordo di quegli anni e delle attese alla Radio oppure il vederti ritornare per chiederti come era andata… e mi ricordo le gare, in cui vincevi tu naturalmente, in quanto sono ignorante in materie musicali, nel quale ci sfidavamo a chi indovinava prima la canzone… insomma avevamo inventato il gioco di Papi prima che Papi nascesse :o)

    E se ci ripenso… quelli erano gli anni delle sfide: bici (dove una calata diventava un gran premio della montagna o un rettilineo la finale del tour), corsa, pesca, carte, canzoni … che tempi innocenti :o)

  3. Certo che almeno da ragazzino un bel capello lungo te lo potevi concedere… :)

    Fra 10 anni conto di leggere in queste pagine il racconto dell’esperienza che abbiamo condiviso, sarebbe un modo per rivivere qualcosa coi tuoi curiosi occhi, e quando mi ricapita?

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