Qualcosa in cui sperare

deserto, manna, speranza, terra promessaAlla fine l’ho proposto io, di andare a vedere, e ci hanno mandato me. Eravamo da troppo tempo in quel deserto. Ormai avevamo fame, avevamo sete. Ma più di tutto ci stava venendo a mancare la certezza. La sicurezza che dopo il deserto avremmo trovato quello che i nostri padri ci hanno sempre raccontato. Una terra nostra, dove vivere in pace e senza la pena di dover lottare contro fame, freddo e contro i nostri simili.

Quando la speranza ci stava abbandonando, poi è successo un fatto prodigioso. Fiocchi di cibo. Cadevano dal cielo. Bianchi. Inaspettati. Ci hanno colti così impreparati che nessuno sapeva che nome dare.
Poi finito il cibo e l’euforia ci siamo posti domande. Io soprattutto. E alla fine sono stato mandato io a vedere in alto. A vedere cosa c’è veramente. A parlarci. A chiedere, se mai, da che parte è la terra di cui parlano le nostre tradizioni.

Adesso sono qui e ho un’illuminazione che mi schiaccia. Dopo tanto arrampicarmi sono su una tavola apparecchiata. Il cibo erano briciole. E mi rendo conto di quanto sia piccola e insignificante la mia società di formiche.
Tornerò dagli altri. Mi inventerò qualcosa. Non voglio rubare anche a loro la speranza. Li spronerò a crederci, a camminare.

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