Poche molecole

slivovitza, slivovitz, grappa alla prugnaDal viaggio nella ex Jugoslavia dell’estate precedente avevo portato a casa una bottiglia di grappa alla prugna. Si chiamava Šlivovitza. Scritta così, col cazzillo sopra la s, che rende il suono una sc- di sceriffo.

Una di quelle grappe che vendono ai lati della strada, alle macchine di passaggio con l’adesivo di un pease europeo. Un negozio improvvisato: una cassetta da frutta ribaltata per sembrare un tavolino. Poche bottiglie, nessuna uguale all’altra.
Già il fatto di averla trovata per caso e sul posto mi sembrava speciale. Sembrava di essere “entrato” nella tipicità di un luogo, svestendo i panni del turista e basta.
Poi anni dopo parli con gente che abita nell’oltrepò pavese e che si mette la domenica vicino alla statale a vendere vino fatto in casa ai Milanesi che rientrano dal week-end. E già il fatto che lo chiamino “vino per milanesi” ti fa capire tutto.
In quel momento io ero il milanese (europeo), che comprava il vino (grappa), dal contadino pavese (croato).
Ma avevo l’infantile soddisfazione di aver trovato il posticino quello che se vuoi ti spiego dov’è, che vedrai!

Qualche mese dopo mi capita di andare, col mio fido scudiero Marino, a vedere una partita di calcio di Serie C2. Erano quelli i gironi del nostro blando tifo calcistico.  Era una Pro Sesto – Mantova. Era dicembre. Faceva freddo. Mi viene in mente di portare un goccino di grappa alla prugna.
Cerco un recipiente adatto e trovo una bottiglietta di plastica che avevo usato l’estate prima per portare in campeggio il detersivo.
La lavo bene. Non basta: la rilavo bene. Ancora: la lavo bene bene. Poi ci metto dentro un po’ di šlivovitza. La partita è fiacca. Tiro fuori la mia specialità e (orrore) il profumo della prugna è sovrastato da quello del detersivo.
Ero così fiero del mio prodotto tipico che ho insistito. “Non si sente poi tanto, dai”. Persino uno di bocca buona come Marino, mi prende ancora in giro.

Oggi penso a quelle poche molecole di detersivo profumato. Un particolare. E penso a come siano riuscite a rovinare quella poesia.

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17 comments

  1. Mi ricordo di quella grappa sugli spalti dello stadio di Sesto!!!

    Ma vedi la poesia sta nel ricordare quei momenti e “riassaporarli” in piccole molecole, non importa di che tipo, a distanza di anni.

    E comunque confermo che “non si sente poi tanto, dai” il sapore di detersivo!!!

  2. Ne ho una bottiglia anch’io in casa… Fatico a berla, è potente! Però è un regalo di un amico che ha portato gli aiuti nel dopo guerra e del suo papà che non c’è più.
    Certo che anche tu, perdinci! La bottiglietta di plastica che sa di detersivo no, dai!

  3. La vera tristezza è che poche gocce di grappa nel detersivo passerebbero inosservate. Il poco velenoso contagia il molto di buono e purtroppo, è una legge fisica a senso unico.

    1. No Claudiappì non roviniamo la grappa… anche se ti assicuro che Simone che scrive su “purtroppo” è molto bravo a fare intrugli come grappe alla liquirizia da bersi “fresche” :P

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