io

Non facevo tanti errori. Ma che noia! I miei temi a scuola mi assomigliavano. Erano un bel resoconto, in cui cercavo di essere oggettivo. Inattaccabile. Ineccepibile. Asettico. Fino a quando un mio professore di Italiano, mi ha insegnato a scrivere. Ha ricamato il mio tema di “Sì, ma tu cosa pensi?”. Uno shock!

La mia barriera protettiva, il mio guscio ha fatto criiick. Un suono sottile, sinistro, inequivocabile. Mi sono sentito scoperto: stanato. Il mio nascondiglio ormai compromesso. E ho reagito.

Ho iniziato a scrivere un’inflazione di io.

Non per vantarmi di qualcosa, ma per provarmi addosso (come dicevo allora) tutto quello di cui parlavo. Mi ha fatto sentire diverso da prima. E questa sensazione mi è piaciuta così tanto che è diventata un modo di essere. Da cronista a protagonista.

Adesso ancora mi rinfacciano questo modo di pormi, come se fosse un tic. Ma sopporto facilmente l’insofferenza che mi dimostra la gente modesta. Compresa quella che la modestia la indossa davanti allo specchio dell’accettabilità sociale.

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15 comments

  1. Per me era il contrario! Ero sempre troppo coinvolta: il mio professore diceva sempre che si vedeva quanto io mi lasciassi coinvolgere, al punto che spesso il mio sembrava addirittura uno sforzo fisico. È sempre un piacere leggerti :)

  2. C’è stato un periodo in cui, per lavoro, non potevo più usare la parola io.
    Era sempre “noi proponiamo”, “noi facciamo.”
    Poi quel periodo, grazie al cielo, è finito ma ce ne ho messo di tempo per ritornare alla prima persona singolare…

  3. La tua frase “sì, ma tu cosa pensi?” mi ha riportato alla memoria una frase che mi veniva sempre detta dalla mia psicoterapeuta “Sì, ma tu cosa vuoi?”.
    Questa frase aveva il potere di paralizzarmi.
    Non sapevo cosa volevo. Sono passati molti anni. Tanta strada è stata fatta e tanta ancora da percorrere.
    Un saluto

  4. “Si ma tu cosa vuoi ?”, “Non prendi mai posizione, sempre in mezzo”, “Buttati”, tutte frasi emblema di un insicurezza di fondo che mi perseguita da sempre e che non riesco a vincere, sono contento per il Tuo “io”, il mio sta provando ad uscire da una vita….

  5. Ben venga chi si assume la responsabilità in prima persona, di ciò che scrive, dice o semplicemente pensa. Non è questo l’io del quale avere paura. L’io da zittire è un ego tronfio, saccente e arroccato nelle sue narcisistiche sicurezze. Ma non mi sembra il tuo caso…

  6. Il fatto è che noi non possiamo che osservare il mondo dal nostro punto di vista. Non ne abbiamo un altro. Perciò “io”. Non esiste l’oggettività. Esiste il relativismo. Nella nostra società “io” è sinonimo di egocentrismo. Eppure la vita, in una certa accezione positiva e non più negativa, non può che essere “egocentrica”. Per questo credo che dire “io” sia un gesto di consapevolezza e onestà. Agli altri credere quello che più preferiscono!

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