Una storia attaccata a un lampione

Dove corro c’è un lampione. E attaccati al lampione dei fiori. Tenuti su con nastro adesivo. Raccontano, meglio di quanto potrei fare io, una storia. Una storia che poi, chiedendo in giro, ho ricostruito. Ne ho raccolto frammenti. E ho cercato di riordinarli. Una ragazzina delle medie, figlia di indiani, scende dall’autobus. Non aspetta che l’autobus riparta e attraversa la strada. Davanti all’autobus stesso. Un automobilista impaziente stava superando l’autobus e la investe. Morta.
La volevo raccontare, questa storia, perché ogni volta che ci passo mi immagino la voragine di dolore di genitori che perdono una figlia. Non è un buco nero. E’ proprio una voragine. Che ci vuole tanto tanto tempo e tanta troppa energia per colmare. Senza dire niente mi tolgo il cappello, come si faceva una volta in segno di rispetto. E continuo a correre di fianco. Mentre alcuni pensieri restano impigliati a quei fiori di plastica.
Oggi ho visto uno dei vasi di plastica ribaltato, colpa del vento. Mi sono fermato per rimetterlo in piedi. L’ho sentito leggerissimo. Geranei e terra secca, terra di serra, terra spugnosa, quasi finta. Non poteva stare in piedi. Troppo leggero. Sarebbe servita acqua, a renderlo pesante, a renderlo meno innaturale. Invece niente. Penso a quella bambina trapiantata a Roma. Sarebbe servita acqua e sapienza.
Ho pensato all’amore riversato in quei fiori da 2,99 euro. E a quanto sia sbagliato per un genitore sopravvivere ai propri figli. E a un passo sulle strisce, scendendo dall’autobus. Riparto, ho un allenamento da finire, ho una vita da completare.

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11 comments

  1. Sì, è una cosa atroce da immaginare. Mi ci tormentavo proprio pochissimi minuti fa leggendo la cronaca e pensando alla mamma di quel ragazzo di sedici anni – Simone come te, mi pare – morto in modo assurdo, per un pugno alla tempia, oggi pomeriggio nel centro commerciale Parco Leonardo qui da noi a Roma.

    1. Cri, una volta discutevo con un’amica di vita dopo la morte. Mi è piaciuta la sua speranza. Anche se non c’è niente, mi piace pensare che mio nonno vive nel bel ricordo che ho di lui. Nel mio piccolo, mi piaceva far “rivivere” la ragazzina in queste poche righe :-)

  2. é assurdo pensare a una morte del genere nel XXI sec…ancora si può morire per strada!!! Il problema è che non è poi così tanto raro…anche io mi ricordo che quando scendevo dal pullman molto spesso rischiavo perchè gli autisti non ci pensavano un attimo a superare il bus a tutta velocità…come se aspettare 1 minuto dietro fosse letale!

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