Esistono le luci

Io ero uno che tutto sommato non se la passava male. Uno che si sapeva accontentare. Vivevo tra quelli come me, avevo il mio posto nella mia comunità. Abitavo nella stessa zona dove ero nato. Non ho fatto mai nessun volo, né con le ali né con la fantasia. Del resto se non sono nato con le ali o con le pinne un motivo ci sarà stato! Magari non sono un tipo molto intraprendente, ma quando hai da mangiare e pochi grilli per la testa (anzi nessun grillo!) non è forse meglio?

Un giorno stavo camminando, pensando al fatto che mi stava venendo un certo appetito (un pensiero come gli altri, lo so) quando all’improvviso ho visto le luci.
Ne avevo sentito parlare da tempo, ma ho sempre pensato che fosse una leggenda. Invece erano davanti a me. Lontane, nitide, bianche. No: non erano stelle o il sole. Troppo bianche, fredde. Troppo luminose.

Adesso vorrei raccontarla a qualcuno, questa cosa delle luci. Ma sono immobile, come rapito. Le vedo che diventano grandi, si allontano lentamente tra loro. Sento anche un leggero fruscio. Forse si stanno avvicinando. Sono come paralizzato dalle luci. E non capisco se è una immobilità che nasce in me o se è indotta da loro.

Che peccato non avere una voce forte abbastanza per gridare. Ma quelli come me non gridano. Mai. Neanche adesso.
Griderei “Venite: le luci esistono! Sono qui, guardate”.
Poi niente.

Questo è il resoconto degli ultimi pensieri di un riccio. Un riccio che credeva di essere di fronte a una civiltà aliena. O magari ad una esperienza post mortem. O chissà cosa. Invece erano solo i fari anabbaglianti di una Opel Corsa del 1998. Sulla strada Ca’ Bruciata, in località Paleotta.

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16 comments

  1. Se ti può consolare l’ultimo alieno che ho visto l’ho messo sotto con la macchina. Chi era con me in macchina dice che era un’istrice, ma un’istrice sarebbe morta, dico io. Cioè sono furbi gli alieni, i miei andavano in giro vestiti da istrice, i tuoi su un’Opel Corsa, valli a riconoscere.

      1. Leggo solo ora la tua puntualizzazione.
        Si vedeva lontano un chilometro che era femmina la mia istrice, si distingueva chiaramente. E sì, il mio alieno era vestito da istrice femmina, per dare ancora meno nell’occhio e per dimostrare ancora di più che sono integrati.

  2. Io una volta l’ho ammazzato un ricciolino, esattamente al modo in cui si racconta nel tuo post. Ero sulla piana di Lenola, tornavo da Sperlonga verso la casa di campagna ciociara dei miei suoceri, con mio marito affianco e i figli bambini dietro. S’era fatta notte, il riccio stava attraversando la strada. Io ho tentato di scartarlo ma ho calcolato male i tempi, e l’ho schiacciato interamente sotto la ruota. Che sensazione orribile, ho pianto pure un sacco. Il riccio non so se abbia pensato quel che è scritto qui…

  3. Povero riccio.
    Io una volta ne ho allevato uno piccolino che era rimasto orfano, si chiamava Geronimo detto Ciccio per praticità. Lo abbiamo tenuto in uno scatolone per un paio di mesi mi pare, poi lo abbiamo liberato. Qualche tempo dopo era in giro con una riccia niente male. Era il riccio più simpatico che conoscessi – nonché l’unico. Si riconosceva al volo perché quando sentiva una voce umana non si arricciava.

  4. Ma il riccio! Il povero riccio! Mi avevi quasi convinto ad adottarne uno, con il precedente post…. niente, mi tengo i miei peluche, loro non sono così indisciplinati, non attraversano la strada da soli di notte! :D

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