La crisi è una brutta bestia

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(a S.B.)

C’era una volta un piccolo paese. Un paese normale, con le sue strade, con le sue case, con le sue persone. C’erano i bimbi, che pensavano al presente. C’erano gli adulti, che pensavano al futuro dei loro figli. Poi c’erano i vecchi: che parlavano del passato, perché avevano paura di pensare al futuro.

I vecchi dicevano “La crisi è una brutta bestia… quando arriva si mangia via tutto… ma non te ne accorgi… arriva e a poco a poco si mangia via tutto… fa i buchi dentro, che poi tutto crolla e non te ne eri accorto prima”.

A dire la verità i vecchi dicono “bruta bestia”. Con una sola T. E con un tono basso, quasi ne avessero ancora paura. Ma tanto i vecchi sono vecchi e nessuno li ascolta. Neanche in quel piccolo paese.

Un brutto giorno la crisi arriva. E nessuno se ne accorge, neanche i vecchi (troppo presi a raccontare di quando c’era la crisi “che è una brutta bestia… quando arriva si mangi via tutto…” e tutte quelle cose lì.

La crisi è davvero una brutta bestia e comincia a mangiare. Inizia dalle cose più facili. Quelle che magari non te ne accorgi neanche. Inizia dalle lettere doppie. Non le le##ere dei postini: proprio le le##ere delle parole. E da un giorno a##’altro le persone cominciano a capirsi di meno. Ma non capiscono neanche il perché.

Danno la colpa a##a raucedine o a##’a##ento strano che ha preso il vicino, da quando sta con que##a di giù.

La crisi continua a mangiare e si a##a##a a##e combinazioni strane. Que##e di##icili. Come le SC, GN, GH, CH. Anche questa volta se ne a##orgono in pochi. E##ezione fa##a per gli amanti della monta**a che adesso non riescono più a **endere dai **iacciai **iando come facevano prima.

(1) Poi la crisi prende cora##io e comincia a mangiare an**e le consonanti più comuni. Parte dalle Z, e poi si a—ani**e sulle G, sulle R, sulle N. E piano piano le fa fuori tu##e.

Sco—i+ i+ +a+ico +ua++o +a—a a +i+orare +e +oca+i. +e +o+a+i. +is+++i++++ s+++ ++ ++##+++ ++i**+.  +++++ +##+ +i++ ++##i +i +cc+++++ **+ ++ crisi c’+, **+ ++ crisi + +++++, + +++##+ ++++i.

+ ++++ ++##i + +++++++ ++##+ crisi, ++ +r++i ++##+++ c++isc+ +i+ +i++++ +i +++##+ **+ +ic+++ **i +++++++i. +’++ic+ ric+##+ + ++++##+++ **+ ++ssi ++ crisi.

+ ++++##+++ i+ ++++ri+ ++r++ +i i++i+++ + ++r+ (c++ ++++ ++##+ + +r+++++ci++++ +++ ++++ +): “La crisi è una brutta bestia… quando arriva si mangia via tutto… ma non te ne accorgi… arriva e a poco a poco si mangia via tutto… fa i buchi dentro, che poi tutto crolla e non te ne eri accorto prima”.


(1) E nessuno lo seppe mai, ma la storia finiva così:

…Poi la crisi prende coraggio e comincia a mangiare anche le consonanti più comuni. Parte dalle Z, e poi si accanisce sulle G, sulle N, sulle F. E piano piano le fa fuori tutte. Scoppia il panico quando passa a divorare le vocali. Risparmiando solo le lettere amiche. Quando alla fine tutti si accorgono che la crisi c’è, che la crisi è reale, è troppo tardi. Tutti parlano della crisi, ma oramai nessuno capisce più niente di quello che dicono gli altri. L’unica ricetta è aspettare che passi la crisi. E aspettare il proprio turno per iniziare a dire (con tono basso e pronunciando una sola T): “La crisi è una brutta bestia… quando arriva si mangia via tutto… ma non te ne accorgi… arriva e a poco a poco si mangia via tutto… fa i buchi dentro, che poi tutto crolla e non te ne eri accorto prima”.

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7 comments

  1. Troppo buoni ragazzi. Io ero convinto di “mutuare” l’idea del mostro da una filastrocca di Rodari. Invece mi hanno aiutato a trovare il vero autore. E’ il Verme Disicio di Stefano Benni (la mia fiaba vuole essere un omaggio a lui).. Grazie a Lia che mi ha aiutato a capirmi.

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