Laku noc da Mostar

Ho scambiato qualche messaggio e qualche riflessione con un’amica che stava per iniziare un viaggio per i paesi della ex jugoslavia. Ne ho preso spunto per un post di qualche giorno fa, chiedendomi cosa sognino i ragazzi di venti anni. E come questo sia un metro valido per annusare un paese.

Stamattina ho aperto la posta e trovo un messaggio stringato.
“Laku noc da Mostar, sono appena arrivata qui e la croce del monte hum spicca su tutto”

Mostar l’ho visitata quando la guerra era appena finita. E le ferite ancora vive. Sia quelle dell’artiglieria, sui muri delle case; sia quelle nella gente, impossibili da stuccare.
Laku noc è buona notte. Anzi di più. “Lak” è tranquillo, sereno, pacifico. Come il sonno dei giusti. Ho sempre pensato che sia il modo più bello di augurare di addormentarsi.
Mostar mi è rimasta nel cuore. Con le sue ferite, con la sua umana fallibilità.
Laku Noc, Notte Serena.

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