Viene voglia di aspettare che passi tutto questo

Ho visto le immagini della manifestazione di Roma. Le ho viste sabato sera. Non sapevo cosa fosse successo. Io a quella manifestazione ci volevo andare con i bambini. Qualche remora l’avevo, visto che le premesse per disordini c’erano. Non c’era un’aria costruttiva, ma distruttiva. E poi l’anno scorso mi sono spaventato quando nella manifestazione per la libertà di stampa, continuava ad arrivare gente e non non riuscivamo più ad uscire. Io di manifestazioni ne ho fatte poche. Nessuna da ragazzo. Non ho mai sentito l’odore dei lacrimogeni. Ma a questa volevo andare coi bimbi. E dir loro: “Guardate, le idee vanno dette a voce alta. Guardate: le persone devono mettersi assieme per far sentire la loro voce”. Adesso sento tutto i paese che si indigna. Anch’io, non mi nascondo. Non capisco come possano poche persone violente, rovinare tutto il messaggio di tante persone normali.
L’assurdo è che i violenti che hanno monopolizzato l’attenzione inveivano contro quelle oligarchie economiche e finanziarie che detengono il potere.
E allora viene la voglia di sedersi sul marciapiede. Testa fra le mani. E aspettare che passino. Questi potenti, queste istituzioni finanziarie, questi indignati, questi black bloc. Che scorrano tutti in parata. E aspettare che tocchi a noi.
Ma mi arriva l’immagine di una donna. Di una manifestante che cerca di far uscire dalla sua stessa manifestazione tutti quelli con i volti coperti. “Noi abbiamo sempre detto quello che pensiamo a viso aperto”.
Rialzo la testa. Ascolto. Forse non è tutto da buttare.

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7 comments

  1. Io mi ci sono seduta, sul marciapiede, ieri. Sotto il semaforone di Piazza San Giovanni. Ero entrata in piazza insieme alla testa del corteo, e avevo la sicurezza che tutto fosse finito per il verso giusto, non sapevo niente dei disordini di Via Labicana, vedevo solo un gran fumo nero levarsi da dietro i palazzi oltre la Scala santa, ma non volevo dargli peso. Poi, improvviso, l’irrompere della gente urlante, lo sciame degli incappucciati neri, le autoblindo che spazzano la strada come grandi animali spaventosi. La guerra. Non so come ne sono uscita indenne. E ho ringraziato mille volte il Dio che non prego più che mio figlio avesse all’ultimo momento rinunciato ad andare. E’ stato un incubo. Però mai come in questa occasione ho sentito, per contraltare, l’emozione fortissima del legame affettivo con le persone – famiglia, amici, tutti quelli che mi hanno telefonato, scritto, che hanno seguito con trepidazione l’incalzare degli avvenimenti. Alla fine è questo che resterà, e che continua a darmi la forza di rialzare la testa.

  2. Tempo fa pensavo tra me e me “a me è bastata Genova”.
    Perché io a Genova ci sono andata col cuore in mano e con la volontà di dire le cose e manifestare civilmente. Poi le ho prese… ingiustamente e tante. E che male. Per tanto tempo. Più morale che fisico.
    Quest’anno poi, il 21/07 mi sono alzata dal letto e ho pianto pensando mille volte a quella frase di guccini che dice “uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo”:
    E allora mi sono chiesta “ma a trenta?”.
    Anch’io in quel momento ho alzato la testa e mi sono detta di tenerla alta.
    Val la pena di lottare per il proprio futuro, sempre. Anche se fa male.

  3. Ecco,la voglia, anzi IL DOVERE di alzare la testa e di dire “che cavolo ma mica ci possiamo far fottere il futuro dei nostri figli da questi quà!”. Allora provi a immaginare di andarci alla manifestazione, di far vedere a tua figlia quanto è importante urlare che NOI siamo “diversi” e immagini che splenda il sole, che ci siano persone che regalano margherite e che si canti tutti di amore e libertà, ma poi pensi a quante brutte scene hai visto sui media e rimani a casa… a pensare… e quando tutto è finito sospiri “meno male che non ci siamo andati”… Quindi? Hanno vinto? Si sono presi anche questo? Sembra di si, ma troveremo il modo di riprendercelo, LO DOBBIAMO TROVARE!

  4. Il problema è che non sono i black bloc a focalizzare l’attenzione su di sé. Sono i media ed il potere a focalizzare l’attenzione sui black bloc. Perché così è più facile e più semplice. Non si valutano le dinamiche politiche, sociali, finanziare e chi più ne ha più ne metta che sono il vero problema di questo paese.
    Posto che comunque la violenza non è giustificabile.

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