La mia sfortuna è solo un alibi (profezie autorealizzanti)

Sento dire che “continua la sfiga in amore”. Sento dire “non mi offre lavoro nessuno”. Sento dire persino “andrà sempre così”. E’ vero.

Ma non è colpa della sorte, della sfortuna o del fato. E’ che se ci poniamo con un atteggiamento da perdente, finiamo per perdere. Inevitabilmente.
In alcuni ambiti, più che in altri, l’atteggiamento personale influenza largamente il risultato.
Se vado ad un colloquio di lavoro con una faccia da perdente, perché mi sono già convinto che non mi prenderanno, finirò per dare l’impressione di essere inadeguato. E io stesso sarò artefice della mia sconfitta.
Se in un corteggiamento mi pongo su un piano diverso (di insicurezza, di inferiorità, di inadeguatezza) finirò per risultare meno interessante e meno affascinante di quello che in realtà sono.
Se affronto ogni novità come l’incombere di una nuova sconfitta, in un modo o nell’altro, sto mettendo le basi per la prossima disfatta.

Certo, non è così meccanico. E io (io per primo) non ho tecniche da sbandierare o libri miracolosi da vendere. Ma  mi convinco sempre di più che un atteggiamento positivo riesce a dare risultati positivi. Da subito. Sia nei piccoli gesti, sia negli atteggiamenti verso le grandi questioni della vita.

Sono innamorato della figura dell'(ipotetico) Ministro Economico che deve fare una dichiarazione sulla inflazione del suo paese. Se vuole tenerla bassa deve mentire, dicendo “sarà bassa”. Ma se volesse essere sincero e dicesse “Sarà altina”, metterà lui stesso in moto i meccanismi che porteranno l’inflazione a crescere.

Ma forse questa è un’altra storia.

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6 comments

  1. Ho voglia di lasciarti un commento intelligente, ma tanto tu non lo reputerai tale. :)

    Mi hai fatto venire in mente come spesso discorsi da bar “alla romana” incorporino concetti interessanti come quello espresso nel tuo post, mostrando come siano ben radicati nella tradizione popolare. Tipicamente commentando una notizia (traggo il tuo esempio): “Ha’ sentito Tremonti? Ha detto che l’inflazione sarà bassa…”, la laconica risposta è “E che te deve dì?”. Include tutto.
    Saluti,
    Aub.

  2. Eh sì, la sfortuna può esserci, ma è roba di un periodo, non di un’intera vita. Invece, spesso, per l’intera vita ci portiamo appresso atteggiamenti da vittima o da “brutto anatroccolo”. È troppo facile attribuire la colpa delle nostre sconfitte alla sfortuna, liberandoci di ogni responsabilità. Io vivrei pure meglio, a dire la verità, e invece so benissimo che i miei atteggiamenti negativi hanno delle conseguenze e che la sfiga non c’entra gnente. Ma questa è un’altra storia.

  3. La fortuna, intesa come vox media, non ha nulla a che fare con eventi sui quali abbiamo influenza. E’ possibile essere investiti da buona sorte o da cattiva sorte, solo se gli avvenimenti in questione non hanno alcun collegamento con la nostra volontà (un incontro casuale, un evento metereologico, un regalo inatteso). In ogni altro caso, sono la sicurezza dei propri mezzi, la volontà di riuscire e l’effettiva dotazione naturale a fare la differenza. E’ ovvio che però sia molto più comodo e spesso indispensabile, incolpare un’entità astratta, anziché puntare il dito contro lo specchio per correggere l’errore.

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