Intanto dico addio.

Incontrarsi fa parte della vita. Si incontrano persone interessanti e persone che non ci dicono niente. Magari anche persone che, dal primo sguardo, proprio non riuscisamo a sopportare. Con alcune persone fa piacere iniziare a frequentarsi. Iniziare a conoscersi. Sentire che c’è un rapporto umano che cresce. Tra amici, tra colleghi, tra partner. Non fa poi tanta differenza.

Considerando un periodo di tempo sufficientemente lungo, queste relazioni, nella mia mente, hanno la forma di una parabola.
Se dovessi disegnare i miei rapporti, dovrei riconoscere che ci sono quelli che assomigliano a parabole alte e strette. Cresciute in fretta, senza controllo e finite altrettanto in fretta.
Ci sono quelli larghi e bassi: di persone che conosco da una vita e che ancora, ogni tanto, mi fa piacere sentire.
Ci sono quelli su cui ho investito, che ho deciso che sarebbero stati per tutta la mia vita. Che cerco di tenere lunghi e di non vedere mai il declino.
Ci sono quelli interrotti senza un motivo, solo per dimenticanza.Per il trascorrere del tempo.
Considerando un momento qualsiasi della nostra vita, potremmo vedere molti punti come intercette di  parabole sovrapposte tra loro. Alcune sono in crescita, altre in declino, altre quasi a zero.
Ma anche il “perdersi di vista”, in fondo, fa parte di questa parabola.  Il declino di un rapporto non è una sconfitta, ma una parte imprescindibile della parabola.
Mi consola questa riflessione. E allora penso che sarebbe bello poter dire “Addio” a quelle persone che hanno preso altre strade. Non per forza dopo un litigio. Magari dopo un trasloco o dopo aver cambianto la gerarchia delle proprie passioni. Sarebbe bello essere capaci di dire un addio, sincero, con poca retorica. Ma indovinando il momento giusto.
Faccio di più: scavalco il rimpianto prematuro di non aver saputo intuire il momento giusto.

Allora ho deciso: mi porto avanti. Vi scrivo oggi un “Addio”. Sappiatelo usare al momento giusto.

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17 comments

  1. Io sono sempre super ottimista in tutte le mie relazioni sociali.
    Non contemplo l’Addio forse perché nella mia vita ho avuto la fortuna di vivere fin da piccola amicizie e/o altri generi di rapporti che si protraggono anche ora.
    Magari si sono assotigliati i fili delle nostre connessioni … ma ci sono sempre.

    Prendo il tuo addio e lo metto in un cassetto con la speranza di non usarlo mai.

  2. Questo tuo “addio” va a braccetto con la richiesta che hai inoltrato, peraltro molto ironica, di un “coccodrillo”… Non pensi però che nel disperdersi dei rapporti la sfumatura sia meno dolorosa della pennellata netta? Anche perché l’ “addio” ci mette prepotentemente di fronte alla nostra intrinseca “finitudine”. A presto, Es.

  3. Un po’ come fasciarsi la testa prima di cadere! [Poi chi l’ha detto che tutti, ma proprio tuttissimi i rapporti sono destinati alla parabola discendente che conduce a quell’addio?!]

  4. chissà perchè l’addio per me è frequente, ultimamente io lo dico consapevolmente a tanti oggetti, non ne ho più bisogno, i disegni saranno altri, se mi ricordo gli lascio il biglietto a non mai più vederci

  5. Le iperboli. Bello, mi piace. Ripenso alle mie e a quante ne ho lasciate colare a picco, a quante sono cadute giù da sole, a volte è inevitabile. Ti lascio anch’io il mio Addio, lo useremo nel momento opportuno, sì, che poi neanche è detto sia lo stesso per me e per te.

  6. Leggo per caso questo post ad un anno di distanza da quando é strato scritto, e rappresenta perfettamente quello che mi gira per la testa negli ultimi giorni. Con la differenza peró che non riesco ad accettare la serie di parabole che vedo guardandomi indietro e ancora meno riesco a rassegnarmi all’idea di averne di nuove davanti.Invidio il sereno distacco con cui lo racconti e il tuo prenderti avanti con i saluti ;)

  7. Colpito e affondato. Gli abbandoni, i non abbandoni, e le assenze che, come dice Erri De Luca, basterebbe smettere di chiamarle assenze. Quando tu pensi a qualcuno è una Presenza, invece. E dire addio può voler dire ‘mi fa piacere che tu ci sia stato’ oltre a un più banale ‘mi dispiace che tu non ci sia più’.

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