Segreteria telefonica

[lasciare un messaggio dopo il segnale acustico…]
…Hai ragione tu, vecchio amico. Hai ragione sul fatto che è stupido che io ti lasci questo messaggio. (Che poi, quando la riascolto in segreteria, la mia voce mi sembra sempre insicura e gracchiante. Ma non è di questo che volevo parlarti). E non so neanche se avrò tempo  di finire il discorso, visto che non so quanto tempo di registrazione ho davanti.
Inizio subito: ho letto nel tuo blog di quanto ci tieni alla tua vacanza negli Stati Uniti. E ho una sensazione doppia, ambivalente. Da una parte sono contento per te: è bello avere un progetto. E’ motivanti, fa sentire vivi. E un po’ ti invidio per questo. Dall’altra ho paura che tutta questa attesa sia pericolosa. Non vorrei che tu ci mettessi troppe aspettative in questa NewYork. Non vorrei che fosse la scusa per non vivere adesso. No eh! Non chiedermi cosa voglia dire “vivere adesso”. Tanto non è questa la domanda.
Una volta in un tema, ho dovuto confrontarmi con due parole “Vivere aspettando”. Era questa la traccia. Due parole soltanto. Ma due parole che mi hanno dato da pensare, se dopo tutto questo tempo le ricordo ancora. Beh, buon viaggio amico mio. Solo una cosa: non portarmi t-shirt e non mandarmi cartoline. Ricordati solo di vivere. Sia là che qua. Sia prima che dopo. E non aspettarti l’El Dorado. Soprattutto perchè…
[lo spazio per la registrazione è terminato]

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