Lettera ad un amico che esce

No, già il titolo è sbagliato. Sembra proprio un Guccini di quelli pesanti di Stanze di Vita Quotidiana. No, ma io volevo dirti che ho apprezzato molto il fatto che ti sia preso la briga di scrivere quelle poche parole. Ricordarti di scrivere a quei pochi di noi che non avevi avuto modo di salutare. Scrivere che uscivi dal gruppo “per una serie di motivi che sarebbe lungo ed inutile stare a spiegare”.

La prima reazione è chiedermi perché. Chiedermi se poi il gruppo senza di te sarà lo stesso. No, non lo sarà (ma questa è la risposta sbagliata). La risposta giusta è invece che il tuo messaggio è molto bello.  Senza recriminazioni. Senza retorica. Senza analisi fuori luogo. Senza sentimentalismi. Un affetto senza fronzoli.

Mi è piaciuto fare un pezzo di strada assieme. E (se da te ho imparato qualcosa) non voglio cedere alla tentazione di chiedermi cosa sarebbe stato farne un altro pezzo.

“Ci si legge state bene.”

Per un attimo penso che mi piacerebbe davvero, passando per la tua città, scendere e suonarti al campanello di casa. O anche solo cercare il numero civico e poi giudicare che ormai non ha senso pigiare il tuo nome sul citofono.

Stammi bene.

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