Varicella spazio temporale.

Luca mi chiede di accarezzargli la schiena.

Forse la parola giusta, quella che vorrebbe dire è “grattare”. Ma grattare non si può, che poi magari resta il segno. Poverino: è proprio pieno.  Ma è fin troppo bravo. Non si lamenta. Quei due occhi verdi da furbino. Quella sua bella faccia, adesso non è bella come una settimana fa. Piena di pustole e di puntini rossi. Ridicolmente imbiancate di ditate di un medicamento che gli  mettiamo su ogni singolo puntino. E lo fa assomigliare a un guerriero masai, però malato. Io la guardo con diffidenza perché quando avevo la varicella io, usavamo il talco mentolato. Ma funziona, quella robaccia, e lo fa stare meglio. E la uso.

Appena smetto, Luca me lo richiede, di accarezzargli la schiena.

Vorrei dirgli che ci vuole tempo e ci vuole pazienza. Lui non parla e in quel silenzio me lo immagino con il triplo o il quadruplo dei suoi cinque anni. Quando magari una ragazza gli spezzerà il cuore e io, ancora una volta, non avrei nessun rimedio efficace. Solo tempo e pazienza. Tempo e pazienza. Ma niente di davvero efficace.

Ma sono sicuro che allora non me lo chiederà, di accarezzargli la schiena. Perché a vent’anni un padre è un nemico o, al minimo, un estraneo. E sono sicuro che allora pagherei perché me lo chiedesse. Magari rimpiangendola persino, questa varicella.

Pensando come un idiota ai suoi cinque anni e a queste carezze.

Annunci

6 comments

  1. Mi ritrovo molto in queste parole da padre. Penso alle volte che ho pensato di non avere voglia di giocare con le bambole. Penso alle volte che non vedevo l’ora che si addormentasse che non ce la facevo più a leggerle “una storia”. Rimpiango quel pensiero un minuto dopo, non appena lo accontenta.
    Non ne usciremo vivi.

    1. Dobbiamo convivere con la nostra realtà. Fatta di valori ma anche di piccoli egoismi.
      Il bello sarebbe avere sempre la lucidità e la coerenza di avere davanti agli occhi la nostra scala di importanza. Senza rimpianti, dai. :-)

  2. credo che saprai (sapremo) carezzare le schiene dei nostri figli anche quando non lo vorranno più, lo faremo da lontano, con uno sguardo o una parola. Loro sapranno che ci siamo sempre, ed è la carezza più bella :)

    1. Non sono così ottimista.
      Non consideri il difetto (che hanno quasi tutti i genitori) di considerare i figli come “una cosa che han fatto loro” e non come persone.
      E l’immenso egoismo dei figli.
      Mi sa che faccio bene a coccolarlo adesso :-)

      Però ti consiglio di cercare “I due autisti” di Dino Buzzati. Un racconto breve che è stupendo.

      1. Non so che scrivere, ho un groppo nelle dita. Io ce l’ho, due figli con il triplo e – quasi – il quadruplo degli anni di Luca.
        E sì, certe volte arrivo a rimpiangere la loro varicella.
        Anche perché pure loro stavano meno male con quel male che con quelli che hanno adesso.

        Però, per quanto dolore mi dia lo strappo che oggi si consuma tra me e loro, non vedo in loro un immenso egoismo. E’ la natura che li chiama a staccarsi, quella forza della vita di cui parla Gibran, per cui noi siamo gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccati avanti.

        E se pure fosse egoismo, e fosse immenso, è esattamente lo stesso immenso egoismo che ha spinto me a metterli al mondo.

        Nel meraviglioso, nel più colossale tiro mancino che mi abbiano giocato nella vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...