Sliding doors

Uno quando inizia ci mette anche tanto impegno. Se non tanto, almeno un po’ di più di quello riservato alle cose quotidiane. Cerca di non far fare al suo blog, la brutta fine che fanno la maggior parte dei blog. La fine dell’animale da compagnia regalato al bambino egoista. (E tutti i bambini lo sono). Che la prima settimana ci gioca. Lo scopre. Lo conosce piano piano. Dedicandogli tempo. Si industria per trovargli un nome. Ma non un nome qualsiasi. Proprio il suo nome. E poi già dalla seconda settimana, comincia a trovare noioso portarlo in giro. Gli dedica meno tempo. Gli si dedica meno. Meno.
Che se non fosse per la mamma, quell’animaletto potrebbe morire anche di fame. Dimenticato in un angolo dell’appartamento.

Per evitare di far fare al nostro blog la stessa misera fine, dovremmo pensarci prima. Prima di adottarlo e nutrirlo. Prima di farlo nostro e di dargli il nostro  nome.
Io ho deciso di fare così. Ci ho pensato tanto. Anche perché la pigrizia è una brutta bestia e io la mattina non ho tempo di portare il mio blog a pisciare. E di moderarne i latrati nelle notti di luna.
Ma alla fine ho fatto il grande passo e anche io ho un blog. Giovane. Non di razza, ma è mio. Gli ho dato affetto e mi ha restituito anche qualche soddisfazione. Con quella gratuità e quella docilità e quella mancanza di calcolo che non riusciamo a trovare negli umani.

E poi di colpo mi arriva una segnalazione. “Guarda che nelle informazioni dei tuoi messaggi, dopo la firma, l’indirizzo del tuo blog è sbagliato”. Impossibile. Ma poi, indugiando con crudeltà e precisione sulla natura dell’errore “hai invertito la e con la r, quindi non porta da nessuna parte”.
“sbagliato”.
“da nessuna parte”.
Ecco.  In un attimo mi passano davanti tutte le persone che, spinte da qualche sana curiosità o da qualche insano voyerismo, hanno cliccato su quel link. Link sbagliato, che non porta da nessuna parte, appunto. E che avrebbero potuto conoscermi meglio, tramite il mio blog. Magari fargli una carezza e dargli da mangiare. O semplicemente fermarsi a riflettere davanti a un suo guaito.

Quante occasioni perse. Quanti incontri mancati. E tutto per due tasti premuti nell’ordine invreso.

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3 comments

  1. Anche i migliori sbagliano… ma ora è stato corretto l’errore e chi vorrà vedere il blog lo potrà fare… buona continuazione e una carezza al blog :)

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