La pozzanghera

Con l’acqua che saliva piano dal tessuto traspirante delle scarpe da running, non capivo come avevo fatto a non vedere quella pozzanghera.

Pochi millimetri, ma quello che bastava per bagnarmi i piedi. Non mi ero mosso perché dovevo far scendere Chiara e Luca dalla macchina. Dopo aver sganciato quelle benedette cinture dai sedili di dietro.

Prendo Chiara in braccio e la porto sul marciapiede, fuori dalla pozzanghera.

Cerco di fare lo stesso con Luca. Resiste. Dice che non vuole e cerca di spiegarmi perché. Proprio adesso che ricomincia a piovere.

Alzo la voce. Gli do una sberla sulla mano. Più per sfogarmi che per arrivare davvero alla sicura della cintura di sicurezza.

Mi dice “mi avevi promesso che non mi dovevi picchiare più”

Rispondo seccato cercando di negare “non ti sto picchiando. Ti devo portare all’asilo e sono in una pozzanghera” “Muoviti”.  Brusco. La mia voce non mi piace, ma non ci riesco a trovare niente di sbagliato in quello che ho detto.

Lo alzo con l’attenzione che riesco a metterci e lo appoggio sul marciapiede. Anche il telecomando della chiusura centralizzata non funziona. Faccio il giro, chiudo a mano. Altra acqua nei piedi. Poi devo prendere il motorino per andare a fare una visita medica. Cominciamo bene questa giornata di ferie.

Li accompagno dentro. Luca è arrabbiato con me. Ma anche io con lui. Chiara parla di cose importantissime. Solo per lei. Luca ed io non la ascoltiamo, assorti nella nostra rabbia uguale ma di verso opposto. Urbanamente lo porto sulla soglia della sua classe e gli chiedo un bacino. Come se niente fosse. Lui mi dice di no. La maestra stempera la tensione prendendolo in giro con dolcezza “Che faccia scura! Dai un bacino a papà.” Non cede. Mi spiace molto. Ma ho fretta, saluto e me ne vado.

Giornata convulsa e nessuno spazio per ripensarci. Problema svanito, tanto non era rabbia vera. Solo la tensione di un momento.

La mattina dopo, mettendo il grembiule a Luca, lui tira fuori un disegno piegato in 16 parti.

Due automobiline che fanno fumo. Devono essere importanti per lui che ama le corse. E in alto una scritta imprecisa ma comprensibile. PAPATICEDOSCUSA.

Alla seconda lettura capisco che è PAPA’ TI CHIEDO SCUSA. Fin troppo per un bambino di quattro anni. Ho imparato una lezione grandissima. Fin troppo per un papà di quarantuno.

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2 comments

  1. Ecco. Me lo sentivo. Raramente le mie percezioni sono sbagliate. Ho fatto un gran bene a leggermelo, questo post, prima di andare a letto.

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