Farmacista

Di ritorno da un viaggio a Milano, Francesca mi chiede di fermarmi in farmacia perché per fare i lavaggi nasali prescritti a Federico serve una confezione di Bentelan da  0,5 mg.

Scarto tutte le informazioni inutili e nella farmacia della stazione dico solo:

“Buongiorno, vorrei una scatola di Bentelan da 0,5 mg”. Mi sa che ho sbagliato l’accento sul nome del farmaco, come sempre.

La farmacista mi dice “Uno e 46” e mi dà lo scontrino.

Io: “Mi servirebbe lo scontrino col codice fiscale”

Farmacista: “Per un euro e quarantasei?”

Io “Sì, anche per quarantasei centesimi. Può rifarlo?” (Ormai non è per l’euro e quarantasei, è guerra)

Farmacista “Ma io l’ho già fatto”

Io “Le stavo dando la tessera sanitaria, è stata troppo veloce”. Con un sorriso ipocrita, che uso SOLO per ottenere il risultato.

Farmacista, visibilmente seccata: “Potrei anche non farlo”. Ma lo fa. Non dico niente. Aspetto che mi dia lo scontrino. C’è il codice fiscale.

Io: “Grazie della squisita cortesia”. Diventa rossa, dalla rabbia. Non dice niente: non può, c’è gente. Apre una cassettiera di farmaci e si vede quanto soffre. Non se ne capacita.

Esco. Cercando di nascondere il sorriso del trionfatore. Sono meschinamente fiero di me. Ma tanto.

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