Biscotti al cioccolato

E perché non dovrei assaggiarli questi biscotti al cioccolato?
Manila Giovanazzi rileggeva seria la bolla che il corriere aveva appiccicato a  quella scatola.  Con tutto l’assortimentodi biscotti BioEntusiasmo della Perlin, la noiosa multinazionale dell’alimentazione.

Manila cercava, nella contabilità essenziale di quei campi compilati, un appiglio che l’assolvesse da tutte quelle remore.
-Non è che questi l’hanno mandata proprio a me perché io sono una voce ascoltata?
Nonostante i suoi trentacinque anni, infatti, era considerata una realtà del giornalismo. Anche se chi lo diceva con maggiore enfasi era già vecchio. E le cuciva addosso paradigmi decrepiti. Non capiva che “giornalista” era un’etichetta che sarebbe andata bene una generazione prima. Manila, invece, comunicava. Quotidiani, web, facebook, radio. Moderava dibattiti.
Solo le riunioni di condominio, disertava. Anche se quel noioso di Petrucci, del primo piano, giurava di averla vista alle 6 di mattina per la prima convocazione andata deserta, come da liturgia. Ma nessuno dava peso alle parole di Petrucci, del primo piano.

Ma tutta l’intransigenza usata nelle sue interviste le si stava ritorcendo contro.
Portandola a pensare: se mangio questi biscotti magari entro anche io a far parte del sistema che combatto. Della mano che lava l’altra. E l’altra ancora.
Oppure è solo una iniziativa promozionale e non sanno chi sono. Se fosse così sarei un’idiota a farmi tutte queste fisime per biscotti che, tra l’altro, adoro.
Ma non era questo il germe della corruzione? Il lasciarsi prendere un po’ alla volta. Una briciola alla volta.
Ma sì. Era solo la stanchezza per i tanti impegni a rendere pesanti e solenni questi pensieri su degli stupidi biscotti.
Aprì il piccolo scatolone e scelse una scatola. L’aprì troppo in fretta. Quasi temendo il ritorno della remora che era appena evaporata.
Mangiò mezzo pacchetto, guardando la televisione. Che pensieri seriosi: ho bisogno di qualche weekend fuori.
Non pensava più alla multinazionale. All’etica. Alle possibili critiche.
Non pensava neanche più al motivo per cui i biscotti erano stati mandati proprio a lei.
Non pensava più.

Quando la ritrovarono la televisione era ancora accesa. Al medico legale bastarono due minuti per indovinare che la parola centrale del suo referto sarebbe stata “Avvelenamento”.
Anni dopo si seppe che il responsabile era stato uno squilibrato. Che l’aveva contattata perché sognava di diventare come lei. E per invidia o per protagonismo aveva trovato indispensabile ucciderla. Così.

Con dei biscotti al cioccolato.

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