Incontro

A valutarla da quando era iniziata  era senz’altro un’amicizia di lunga data. Ma da vicino si vedeva quanta polvere si era posata. Ma entrambi avevano di meglio da fare, che spolverarla. Ormai era poco più di un contatto in una rubrica indirizzi. La scintilla era sempre mancata, anche quando si vedevano alle prove ogni santo giovedi sera, dalle nove meno un quarto. Poi il tempo passa e lei cambia casa per avvicinarsi al lavoro. Due province confinanti, ma nel quotidiano è come se fossero continenti diversi.

Poi succede che inventano internet e ci si trova più vicini, proprio adesso che si è lontani. Un po’ si calano negli umori di Incontro di Guccini, senza mai citarla in chiaro. Ma succede a poco a poco. E gli ingredienti ci sono tutti. Dalle scale agli specchi, dalla storia che va avanti, dai miti svecchiati  al cambiare per finire ad essere gli stessi. E poi giù nei dettagli. I figli arrivati , quelli che non arrivano. Le grane di ogni giorno.

Fino a quando il suo compagno nel mezzo di uno di quei ciobisognodeimieispazi che i maschi hanno verso i quaranta, scombussola tutto. E in questo polverone il rapporto si fa più fitto. Passano qualche sera a raccontarsi, questi personaggi senza nome. E si ascoltano addirittura senza annoiarsi delle troppe citazioni di film e di canzoni. Lui comincia a chiederle “ma oggi, da zero a dieci, come stai?”, sfruttando l’ennesimo ricordo a 35 millimetri. La risposta all’inizio è un cinque. Costante. Fermo. Ma poi si muove qualcosa, matura. Diventa sette, diventa due, poi sei.

Si vedono un giorno, quando per caso il lavoro li porta per un giorno vicini. E ne approfittano per continuare la conversazione senza modem, né secondi fini. La domanda si ripete.

mhh oggi purtroppo 5, quel nè carne nè pesce che non mi piace…sento che il tempo mi sfugge, sono come in una bolla pesante che mi costringe a stare ferma mentre dentro c’è una spinta vitale che vorrebbe ripartire…ma occorre aspettare un movimento che non dipende da me…x poter poi forse ripartire…ecco perchè “waiting for godot”…do’ il meglio di me al lavoro…poi mi guardo intorno, guardo tutto ciò che è il mio mondo ed è lì, tutto che aspetta…come gli oggetti e i mobili di una casa non abitata da tempo ricoperti da lenzuola bianche perchè siano protetti dalla polvere e ben conservati perchè il padrone tornerà…con una luce fioca che penetra da una finestra socchiusa..ecco sto piangendo e mi serviva oggi e non riuscivo…quindi un grazie immenso immenso che non sai quanto

Il vecchio amico non sa come sostenere il peso di quegli occhi lucidi e l’abbraccia. E lei pensa che lui sia proprio carino a prendersi cura di lei. Sente che in quell’abbraccio potrebbe trovare la forza che stava cercando. Di ripartire da qualche passo indietro. Lui riflette su come riesca a ficcarsi in queste situazioni scomode e a come uscirne. A come uscire. Come uscire.

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2 comments

    1. Probabilmente la parola giusta è verosimile. Ma la somiglianza con la vita reale è nelle sensazioni. Nella confusione, nella polvere.
      Grazie dell’apprezzamento, davvero.

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