La minestra

“Ormai non arrivano: mangiamo”.

Il padre, a mezza voce aveva dato il via alla cena. Anche se il piccolo aveva già iniziato. Gli sembrava adesso una idea balorda, quella di aver invitato i suoi amici impegnati per una cena. Cena a base di zucca e di minestra, ben inteso. Mica si potevano cambiare le abitudini familiari per lisciare il pelo agli ospiti. Per quanto illustri. Per quanto interessanti. Per quanto impegnati. Per i tre bimbi non era cambiato poi molto. La madre si sentiva quasi sollevata, per non dover trovare argomenti ospitali da rivolgere a quelle persone mai viste. E la sua saggezza le aveva suggerito di non dire niente. Ma il padre, girava con la lentezza di una sconfitta il cucchiaio nella minestra.

Gli era sembrato inevitabile cercare un ponte tra i due mondi. Quello ideale degli artisti, dei giornalisti, della satira, dei sogni di partecipazione. E quello reale della famiglia. A voler cercare delle spiegazioni, c’era la crisi di governo. Che aveva rimescolato le agende di tutti. E i mille impegni dei due VIP così lanciati verso un futuro di cose incerte e affascinanti. E la pioggia di un autunno caldo, che rende scomodo il motorino per spostarsi in città. E forse anche quella ostinazione verso minestra e zucca. Che era una dieta in arte povera, che scimmmiottava un po’ le origini contadine lontanissime.

Ma quella sera era silenzioso. Come il cucchiaio che girava senza scopo nella minestra.

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