ottimismo

Forse è che la corsa mi mette a posto con il mondo. O forse è solo il fatto di sudare, di perdermi per un’ora nei miei pensieri. E non avere altre preoccupazioni che schivare le macchine di fianco e di sotto le buche e la cacca di cane. Ma quando corro la lancetta del mio ottimismo esce dal rosso della riserva e si mette stabilmente sul verde.

Nei primi metri qualche dolorino si sente. Soprattutto quando corro di mattina o quando il giorno prima non ho fatto abbastanza stretching alla fine della corsetta. Nei primi chilometri devo trovare il ritmo giusto. La tentazione è di tirare troppo. Ma so che la pagherei. Allora cerco di capire quanto voglio correre e di dosare il giusto.Poi capita qualcosa di magico. Qualcosa che ogni volta un po’ mi stupisce. Che sembra avere a che fare più con i motori meccanici che con la fallibilità del corpo umano. Capita che dopo una mezz’ora mi sciolgo. Le gambe vanno da sole. La il passo si fa più regolare. La fatica si siede da una parte, ma solo per aspettarmi paziente qualche chilometro più avanti.

E in questo momento le onde alfa del mio cervello si riescono proprio a sentire. Io, almeno, potrei giurare di sentirne lo sciabordio. E penso a canzoni, a progetti, a invenzioni, a testi. Tutte cose declinate al futuro e all’ottimismo.

Ed è un crescendo di ottimismo. Già il tempo non mi sembra più così freddo o così caldo 0 così umido, come quando sono partito. E il percorso non è poi così monotono. E le persone che incontro non mi sembrano più così insignificanti.

Ecco. Arriva da lontano un altro podista. In sovrappeso anche lui (ma io nascondo meglio). Mi viene incontro. Oramai non corre più lentamente, ma cammina. Sudato e accaldato. In direzione opposta alla mia. Fra poco ci incroceremo.
So di poterlo aiutare: lo inciterò è lui correrà. Spinto dalle mie parole troverà anche lui coraggio e forza. Ripartirà. E magari anche domani si allenerà. Forse proprio per questo supererà la soglia della pigrizia e diventerà un grande appassionato. Magari un amatore serio. Sorrido a pensare che difficilmente si ricorderà della scintilla del mio incitamento. Anzi: sicuramente non lo ricorderà. Ma non importa.

Eccolo. Ci incrociamo. E gli grido piano il mio  “Dai! Dai!”
E lui: “Ghe? Scellai gommè?!?”

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2 comments

  1. leggo e mi ritrovo..rileggo e mi ritrovo..solo traslando il tutto sul nuotare, in particolare la domenica mattina, quando vado sola e in vasca ci sono al massimo due o tre anime con il loro i-pod wateproof..io nelle orecchie invece ho dei fantastici tappi di silicone perchè preferisco il silenzio e il solo rumore dell’acqua e dei miei pensieri..leggo e mi ritrovo, unica differenza è che se incontro qualcuno è perchè mi è arrivata la classica manata sul culo dalla vasca accanto ed essendo più miope di una talpa non scoprirò mai a chi appartiene l’appendice.

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