Il nuotatore non ride

Saranno i cinquecento chilometri percorsi la mattina stessa, in macchina. Sotto una pioggia incessante. Pioggia che non ha smesso di cadere neanche quando la macchina è entrata nella nebbia. Saranno i giorni fuori casa, con la stessa pioggia quasi costante. O saranno i primi freddi di questo autunno.  Ma il nuotatore è arrivato in piscina stanco. Silenzioso. Si mordicchiava il labbro inferiore e non parlava.

E adesso l’allenatore gli dice di muovere meglio le gambe. Con più forza. Ma il nuotatore è distratto. Nota solo il cronometro appeso al collo dell’allenatore. E pensa che non glielo ha mai visto usare. Chissà se funziona davvero o è solo per darsi un tono.

Nella stessa corsia Gabriel fa il furbo. Ma oggi non è giornata. Uno scherzo, una sfida e una spinta. Il nuotatore non ci pensa molto a mettergli la testa sotto l’acqua. E gliela tiene sotto.  Quel tanto che basta per chiarire chi comanda e soprattutto che non è proprio giornata.

L’allenatore manda fuori dalla vasca il nuotatore. Mentre Gabriel ancora tossisce.

Non è bello che succedano queste cose. Soprattutto se il nuotatore è tuo figlio. E ha quattro anni e mezzo.

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